Le imprese guardano al 2026 con cauto ottimismo. Dal Forum Teha di Cernobbio emerge che il 72,1% di manager e imprenditori prevede di chiudere l’anno con un aumento del fatturato e il 59,6% ritiene di ottenere performance migliori dei concorrenti. Per il 50,8% il fatturato salirà fino al 10%, mentre il 21,3% stima un incremento superiore. Solo l’8,2% prevede una contrazione dei ricavi.
Un quadro che si riflette nelle parole del governo. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha rivendicato una performance migliore delle attese. «Tutti i professionisti delle previsioni erano pessimisti sul nostro Paese, come fanno sempre. Le previsioni erano dello 0,5%, più o meno. L’Ufficio Parlamentare di Bilancio prevedeva lo 0,5% e poi
ha detto siamo sorpresi’», ha dchiarato aggiungendo che «invece l’anno si concluderà presumibilmente con una crescita dell’uno virgola qualcosa per cento: più di Germania e Francia». E ha annunciato «uno shock di semplificazione mai visto prima nel nostro Paese», puntando a una »burocrazia a costo zero».
La fiducia viene legata soprattutto alla continuità del governo Meloni. Per Cristina Scocchia, ad di illycaffè, «la stabilità è una condizione necessaria», perché senza un orizzonte di lungo termine non si può avere una visione e fare un piano. «L’instabilità politica era un fattore di svantaggio competitivo per il nostro Paese e per fortuna l’abbiamo superato», ha detto, indicando come priorità salari, energia e potere d’acquisto. Floriano Masoero, ceo di Siemens Italia, ha osservato che «la stabilità di un governo è sicuramente uno dei fattori importanti
per gli investimenti esteri», ma occorre sostenere le nuove tecnologie, opportunità anche per le Pmi. Per Angelo Costa, ad di Arriva Italia, «la continuità rappresenta un elemento di valore», ma «la stabilità non può essere considerata un obiettivo in sé»: deve tradursi in riforme, investimenti e competitività.
Per Biagio Mazzotta, presidente di Fincantieri, «l’industria manifatturiera rappresenta uno dei pilastri fondamentali della competitività e della prosperità del nostro Paese». Luca Dal Fabbro, presidente di Iren e Utilitalia, ha richiamato, invece, il problema della siccità chiedendo di modernizzare le reti idriche, che «oggi in Italia registrano perdite medie superiori al 40%».
