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Il giudice di Ranucci? Lo stesso di Almasri. E spunta la mediazione per tornare in onda

La toga di sinistra che accusò Nordio, Piantedosi e Mantovano dovrà decidere sul ricorso del giornalista. Spostata alla sezione Lavoro pochi giorni prima della richiesta di reintegro. La difesa presenta una nuova ipotesi: co-conduttore con la Di Pasquale

Alla battaglia Sigfrido Ranucci mentre va al tribunale per l'udienza Sotto Paolo Corsini, che è andato in aula per la Rai, il faccendiere Valter Lavitola e il suo factotum, Gonzalo Tavares

La guerra tra Sigfrido Ranucci e la Rai finisce davanti al giudice del Tribunale del Lavoro che, dopo l’udienza tenutasi ieri alle ore 11 e durata oltre due ore, si è riservato di decidere sul ricorso urgente presentato dal conduttore, chiedendo ulteriore documentazione alle parti.

E nelle 41 pagine del ricorso depositato dalla difesa del conduttore, che Il Giornale ha visionato, c’è molto più della richiesta di tornare al timone di Report. Il giornalista vuole la reintegrazione immediata, accusa l’azienda di discriminazione politica, parla di demansionamento, mette sul tavolo persino il rischio per la propria salute.

Ma la Rai rivendica il proprio potere di organizzare il lavoro e modificare le mansioni del dipendente nel rispetto dell’inquadramento professionale, sostenendo dunque la natura organizzativa ed editoriale della scelta. Ranucci alza però ulteriormente il livello dello scontro e porta la questione sul terreno politico. Nel ricorso sostiene infatti l’esistenza di un possibile profilo discriminatorio legato alle proprie convinzioni personali e politiche. Insomma, secondo Ranucci, la Rai avrebbe solo eseguito un mandato politico: guai a considerare che lui è amico di Valter Lavitola, un faccendiere che è al contempo mandate reo confesso dell’attentato dell’ottobre dello scorso anno. Poi ci sono le nuove mansioni. L’azienda ha offerto a Ranucci tre possibilità: Tg3, RaiNews24 oppure corrispondente dal Cairo.

Per i legali l’equivalenza sarebbe soltanto formale: Ranucci perderebbe la conduzione stabile, la responsabilità autorale e la posizione professionale costruita negli anni alla guida di Report. Da qui l’urgenza del ricorso. La difesa chiede di sospendere il provvedimento e reintegrare il loro assistito prima dell’inizio della nuova stagione, previsto l’8 novembre. Una volta mandato in onda Report con un altro conduttore, sostiene il ricorso, il danno professionale e d’immagine diventerebbe difficilmente reversibile. Ma c’è un nome che collega il «caso Almasri» a questo. Un filo che tiene insieme una vicenda turbolenta per il governo Meloni a quella di Report, ed è il nome di Donatella Casari, giudice e presidente della sezione Lavoro del Tribunale di Roma, da ieri pomeriggio riunita in camera di Consiglio per decidere sulla richiesta di reintegro. Donatella Casari, nelle cui mani è affidato il destino di Mr Report, è un magistrato considerato vicino alla corrente Area Dg, l’ala di sinistra delle toghe, e il suo nome lo ritroviamo anche nel caso Almasri, il torturatore libico arrestato in Italia e rimpatriato con un volo di Stato.

Una procedura su cui la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta mettendo sotto indagine per omissioni in atti d’ufficio il ministro della Giustizia Carlo Nordio e per peculato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Nel collegio del Tribunale dei ministri che inviò la durissima relazione al Parlamento sui capi di imputazione contro i ministri, e per i quali si chiedeva l’autorizzazione a procedere, c’era anche Donatella Casari. Come è finito il fascicolo di Ranucci alla giudice del caso Almasri?

Il Giornale può ricostruire la vicenda. L’11 settembre scorso il plenum del Csm ha disposto la nomina a presidente della sezione Lavoro del Tribunale di Roma del giudice. Appena 4 giorni dopo, il 15 settembre, i legali di Ranucci depositano alla stessa sezione il ricorso. Il fascicolo viene preso in carico dal presidente Casari che ora deciderà sul reintegro o meno di Ranucci alla conduzione di Report. Però i ricorsi cautelari, come nel caso di Ranucci, vengono assegnati direttamente dal presidente. In questo caso Casari avrebbe deciso di assegnarsi il cautelare di Ranucci?

Il Tribunale ha comunque fissato al 30 settembre il termine per il deposito delle note, mentre la Rai ha concesso una proroga di 15 giorni a Ranucci per la scelta del nuovo incarico alla Rai. Durante l’udienza, nonostante fossero presenti persone informate sui fatti come il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini, non sono stati ascoltati testimoni in merito alla rimozione del conduttore da Report e secondo quanto si apprende il magistrato del lavoro non ha intenzione di ascoltare testimoni.

Il giudice, che si è riservato la decisione sul ricorso d’urgenza, ha chiesto se ci fossero intenzioni di mediazione e che non sarebbe stata in ogni caso quella la sede. In merito, l’azienda ha detto che in caso avrebbe soprasseduto al termine perentorio dei 30 giorni per esercitare l’opzione sulle tre proposte permettendo quindi alla magistratura di finire il proprio lavoro senza alcuna scadenza.

La difesa di Ranucci avrebbe però invece accennato alla possibilità, che da Viale Mazzini non viene presa in considerazione, di essere subito reintegrato come coconduttore insieme al nuovo volto del programma Claudia Di Pasquale (sostituendo quindi Daniele Piervincenzi) e come autore insieme gli altri autori. Intanto proprio Piervincenzi, a «Un giorno da pecora» su Rai Radio 1 ha ipotizzato che, nel caso di un reintegro, Ranucci lo «caccerà via».

Quanto alla possibilità di una eventuale conduzione a tre non si è sbilanciato: «Questo lo decide la direzione, io sono un giornalista del servizio pubblico, dove mi mandano vado. L’ultima volta ero in Ucraina, se resto a Report anche con Ranucci sto meglio».

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