Promettono una marcia «pacifica» contro la Tav. Cui parteciperanno anche esponenti dei 5S e il sindaco dem di Caselette, Pacifico Banchieri. La marcia è stata programmata per il prossimo 3 ottobre ed è motivata dalla protesta contro la nuova tratta Avigliana-Orbassano. Il progetto vale circa 3 miliardi di euro, mentre le risorse disponibili sono 827 milioni. Mancano oltre 2 miliardi e Rfi ha già chiarito che le procedure negoziali potranno partire soltanto con la completa copertura finanziaria. Anche per questo motivo, oltre che per le tematiche ambientaliste, l’Unione montana Valle Susa e i Comuni di Avigliana, Caselette e Sant’Ambrogio ne hanno chiesto il ritiro. Alla marcia hanno quindi aderito i parlamentari M5s del Piemonte Elisa Pirro, Chiara Appendino e Antonino Iaria, i consiglieri regionali M5s Sarah Disabato, Pasquale Coluccio e Alberto Unia e i consiglieri comunali M5s a Torino Andrea Russi, Dorotea Castiglione e Valentina Sganga.
L’adesione di rappresentanti locali del Pd e di esponenti dei 5s a una marcia No Tav risulta un vulnus inaccettabile per Fratelli d’Italia che con la deputata Augusta Montaruli sottolinea la pericolosità di questa scelta di campo. «Siamo ben oltre un semplice problema di ambiguità all’interno del Pd. Soprattutto dopo il caso De Rosa di Autistici Inventati, il Pd si presenta apertamente schiacciato sul mondo antagonista. La marcia, a maggior ragione con la presenza di alcuni sindaci, è il più grave atto di irresponsabilità contro il nostro territorio». Per i meloniani, il Pd si è ormai trasformato in un «collettivo con la giacca».
