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“Con Meloni i vostri figli in carcere”. Il post choc del Pd che imbarazza persino i dem

La card contro la riforma della giustizia minorile scatena dubbi nel partito. La risposta della premier: “In carcere se delinquono”

Post Pd contro Meloni

Per attaccare il governo Meloni sulla riforma della giustizia minorile il Partito Democratico ha scelto di puntare direttamente sulle paure delle famiglie. “Con lei anche i vostri figli possono andare in carcere”, si legge in una card pubblicata sui social dalla pagina Deputati Pd, con la frase sovrapposta a una fotografia del presidente del Consiglio.

Un messaggio studiato per colpire allo stomaco, un attacco frontale senza sconti, che però rischia di trasformarsi in un clamoroso autogol. La linea comunicativa scelta dal gruppo dem alla Camera, infatti, non starebbe provocando imbarazzo soltanto all’esterno del partito. Secondo quanto confermato dall’Adnkronos, l’immagine avrebbe acceso un acceso confronto anche nelle chat di parlamentari e funzionari dem, dove più di qualcuno avrebbe sollevato dubbi sull’opportunità di utilizzare toni tanto allarmistici contro la Meloni. Un imbarazzo ancora più grande se si considera la replica del primo ministro, che ha ironizzato sulla sparata harakiri: “Grazie per aver contribuito a far conoscere questa norma di buonsenso”.

Il motivo è cristallino: la card lascia intendere che sia il governo a introdurre la possibilità di mandare in carcere i minorenni. Ma non è così: anche con le norme attualmente in vigore, i ragazzi che hanno compiuto 14 anni possono essere considerati penalmente responsabili e condannati, qualora il giudice accerti che al momento del fatto possedevano la capacità di intendere e di volere.

Lo stabilisce l’articolo 98 del Codice penale, che prevede comunque una diminuzione della pena per gli imputati minorenni. Non è dunque il governo Meloni a scoprire o a inventare la responsabilità penale degli adolescenti come qualcuno del Pd vorrebbe fare credere: il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri modifica invece il criterio attraverso il quale tale capacità viene valutata.

Per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni la riforma introduce una presunzione relativa della capacità di intendere e di volere. Presunzione che potrà comunque essere superata nel corso del procedimento, dimostrando che il minore al momento del reato non fosse effettivamente in grado di comprendere il significato delle proprie azioni o di determinarle consapevolmente.

Il Pd contesta questo cambio di impostazione e affida la propria offensiva alle dichiarazioni di Debora Serracchiani, Matteo Mauri e Michela Di Biase. Secondo i tre esponenti dem, la norma indebolirebbe la specificità educativa della giustizia minorile, spostando il sistema verso una risposta maggiormente repressiva. Una critica politica legittima che avrebbe però potuto essere condotta entrando nel merito del provvedimento. Il gruppo dem ha invece preferito imboccare un’altra strada, scegliendo una fotografia del premier e una frase capace di evocare lo spettro del carcere per i figli di qualsiasi famiglia italiana.

Come evidenziato in precedenza, la risposta del premier non s’è fatta attendere. In un post sui social, la Meloni non ha utilizzato troppi giri di parole: “‘Con lei’ i vostri figli possono andare in carcere se delinquono. Per tutti gli altri, stiamo lavorando perché possano crescere in un’Italia più sicura, con più opportunità e più futuro. P.S. Grazie per aver contribuito a far conoscere questa norma di buonsenso”.

Il risultato è una comunicazione che attribuisce implicitamente alla Meloni una responsabilità che non ha, è lapalissiano. I minorenni con più di 14 anni - quando riconosciuti capaci di intendere e di volere - possono già essere condannati e possono già finire in carcere. La discussione riguarda le modalità con cui quella capacità deve essere accertata, non l’introduzione ex novo della responsabilità penale. Una differenza tutt’altro che secondaria, soprattutto quando si sceglie di parlare ai genitori utilizzando la paura come strumento di propaganda. E questa volta persino nel Pd qualcuno sembra essersene accorto.

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