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Governo, Meloni: “Grazie alla stabilità abbiamo affrontato lo scenario più difficile. L’economia tiene”

La premier ha rilasciato un’intervista a tutto tondo: dalla necessità di proteggere i confini alle prospettive economiche futuro con l’obiettivo di uscire dalla procedura di infrazione Ue

Meloni con Roggero. Maggioranza divisa sulla legittima difesa

Alla vigilia di Ferragosto, la premier Giorgia Meloni ha rilasciato una lunga intervista a Milano Finanza facendo il punto sui principali temi di attualità inerenti al lavoro del suo governo, a partire dalla crisi migratoria di Ceuta. “Già oggi la stragrande maggioranza delle Nazioni europee condivide la posizione che l’Italia ha espresso in questi giorni. Cioè, che la priorità dell’Europa sia proteggere le frontiere esterne dall’immigrazione incontrollata, escludere ogni rischio di sicurezza e terrorismo, difendere la libertà di circolazione che è alla base del sistema Schengen”, ha spiegato la presidente del Consiglio.

L’invasione di Ceuta, con 80.000 persone penetrate nell’exclave spagnola in Marocco in poche ore, non poteva che alzare l’allarme sulla fragilità dei confini europei e Schengen e la possibile “ nuova ondata, prevista dalle stesse autorità spagnole per il 15 agosto”, ha sottolineato, “ci impongono la massima attenzione e la necessità di continuare ad adottare tutte le misure necessarie”. In questi anni, ha aggiunto, “abbiamo dimostrato, sul fronte migratorio come su altri temi, che l’approccio dell’Europa può cambiare. E il governo italiano continuerà a lavorare affinché i risultati raggiunti finora si possano consolidare e si possa fare di più e meglio. Percorrendo, ad esempio, la strada aperta dal Regolamento rimpatri sugli hub nei Paesi terzi, come su altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa”.

Da anni l’Italia non aveva un governo così stabile, che ha permesso al Paese di avere una voce forte in Europa in materia migratoria, in cima all’agenda dell’esecutivo Meloni, ma anche di affrontare congiunture economiche e geopolitiche molto complicate. “Quando ci siamo insediati i titoli di Stato erano a un passo dall’essere declassati a livello ‘spazzatura’ e lo spread era a 240 punti, tre volte più alto dei valori attuali. Oggi il quadro è molto diverso. L’economia italiana sta tenendo bene. E i dati dei primi due trimestri 2026 sono incoraggianti, con una crescita dell’1% rispetto ad aprile-giugno 2025 e una progressione acquisita per il 2026 dell’0,8%”, ha ricordato la premier, sottolineando che “sono dati superiori alle previsioni e in linea con quelli dell’Eurozona. Un altro fattore confortante è quello dell’incremento del pil pro-capite, che rispecchia l’effettiva ricchezza dei cittadini. Il pil pro-capite è cresciuto, rispetto al 2022, di quasi 4.500 euro”.

Dopodiché, ovviamente, “l’economia italiana sconta un annoso problema di bassa produttività del lavoro, legato alla sua struttura produttiva fatta principalmente di micro e piccole imprese, oltre che ai ridotti investimenti in innovazione, ricerca e in capitale umano”, ammettendo che “servono molto anni per invertire questa tendenza, e noi stiamo lavorando esattamente in questa direzione”. Anche perché l’Italia, ha sottolineato, finirà di pagare il Superbonus solo nel 2027, “e alla fine ci costerà la bellezza di 174 miliardi, quattro volte in più di quanto preventivato. Un disastro che il governo Pd-M5S ha abbattuto sui conti e che ha sottratto decine di miliardi di euro a scuola, sanità, servizi e infrastrutture”. E nonostante questo, l’Italia “è l’unica Nazione del G7 a essere tornata già nel 2024 in avanzo primario dopo la pandemia, con una crescita post-Covid tra le più robuste e l’occupazione ai massimi storici. Traguardi raggiunti con una chiara scelta di fondo: applicare ai conti pubblici quel buon senso che ogni padre di famiglia deve usare per far quadrare il proprio bilancio, concentrando le risorse su ciò che serve e tagliando gli sprechi. Questo ci ha permesso di riportare la barra dritta, nonostante la situazione catastrofica ereditata”.

Ma “dal prossimo anno non avremo più questo pesantissimo fardello sulle spalle, quasi 40 miliardi all’anno, il doppio di una legge di bilancio, e questo ci permetterà di fare ulteriori passi avanti nella riduzione del debito. Aggiungo, inoltre, che se non fossimo stati gravati in questi anni dal costo del Superbonus, l’Italia avrebbe rispettato il percorso di riduzione del debito previsto dai parametri europei”. L’obiettivo fissato è quello di uscire dalla procedura di infrazione: obiettivo possibile per la premier: “Quando questo governo si è insediato il rapporto deficit/pil era all’8,1%. Oggi quel rapporto è sceso al 3,1%, quindi ben cinque punti in meno. È un risultato che in molti ritenevano impossibile, ma che abbiamo raggiunto in meno di quattro anni, superando anche le nostre più ottimistiche previsioni. E ci siamo riusciti senza tagliare, ma anzi aumentando, le spese fondamentali. Come quelle per la sanità, il welfare e i contratti pubblici”.

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