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Congresso Lega, la mozione per Salvini sfiora il plebiscito

Il documento di Molinari firmato da ministri e governatori tiene insieme il ruolo di governo e le istanze nordiste

Il ministro Matteo Salvini esce dal comitato provinciale per l�ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, Milano 21 Ottobre 2026 ANSA/MATTEO CORNER

È tutto pronto per il congresso straordinario della Lega voluto dal suo segretario, Matteo Salvini. Annunciato a sorpresa dal «sacro suolo» di Pontida. Un messaggio chiaro a chi in questi mesi lo ha sfidato a colpi di «veline» date in pasto alla stampa. A chi ha messo in discussione la sua leadership. Sabato 24 e domenica 25 i leghisti saranno chiamati a votare il nuovo segretario federale. Un congresso tutt’altro che «farsa», come è stato definito da molti. Salvini non è l’unico candidato, a fronteggiarlo anche Massimo Garavaglia, conosciuto da molti come il «burbero». La novità è che Riccardo Molinari, capogruppo del Carroccio alla Camera, ha presentato una mozione in linea con Salvini, votata dai presidenti di regione (tutti, compreso Zaia) e dai ministri, eccetto Giorgetti che si è astenuto. Oltre duecento firme per ribadire che la questione settentrionale resta centrale. Autonomia differenziata, federalismo fiscale, difesa dei territori. La linea di sempre, senza stravolgimenti come si era ipotizzato. Il coinvolgimento di tutte le leghe regionali del Nord e dei governatori è un segnale che vale più di mille polemiche commentano i leghisti.

La mozione tiene insieme le richieste degli amministratori del Nord e l’ambizione di governare il Paese. Il federalismo non è presentato come una bandiera contro il Sud, ma come la via per dare responsabilità ai territori. Un passaggio che rende difficile raccontare un Nord in rivolta contro il segretario. D’altronde è lo stesso Salvini a tifare per l’autonomia. A parlare, però, sono soprattutto i numeri. Dei 705 delegati chiamati al congresso, 104 segretari provinciali su 114 e 20 segretari regionali su 22 sono schierati con Salvini. In Lombardia, due terzi dei delegati hanno firmato per il segretario. Gli unici due segretari regionali dalla parte di Garavaglia sono quelli di Lombardia e Valle d’Aosta. Lo sfidante può contare sul sostegno di Massimiliano Romeo, di alcuni dirigenti lombardi e delle parlamentari Bordonali, Comaroli e Spelgatti. Ha raccolto 81 firme, una oltre il minimo. Soglia che Salvini ha peraltro abbassato: dalle 120 sottoscrizioni dell’ultimo congresso alle attuali 80, in quattro regioni. Tra i salviniani c’è chi sospetta che certe indiscrezioni alimentate nelle ultime settimane dagli oppositori interni (come la non candidatura di Giorgetti) servano a costruire la narrazione di una candidatura ostacolata. Ma il voto di Milano offrirà una risposta meno interpretabile delle veline.

Intanto Nicola Molteni porta al congresso una seconda mozione, dedicata alla sicurezza: contrasto all’immigrazione clandestina e all’islam politico, uomini e presidi delle forze dell’ordine, stretta sulla cittadinanza, decreto anti-maranza e moratoria sui nuovi luoghi di culto islamici. Con un obiettivo politico dichiarato: riportare Salvini al Viminale nel prossimo governo. Il vicepremier non forza la mano a Piantedosi ma non chiude la porta: Sono pronto a ricoprire qualsiasi ruolo, se gli elettori e Giorgia Meloni lo riterranno utile. Prima, però, c’è il congresso. E la conta, per ora, racconta una Lega legata a Salvini.