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Conte sfida Schlein e manda in tilt il campo largo: scontro su leadership e Ucraina. La segretaria Pd: “Noi perno della coalizione”

Il leader M5S boccia la regola del partito più forte e mette il veto sulle armi a Kiev. La segretaria dem prova il pressing: “Ora accelerare sul programma comune”

Conte Schlein

Il campo largo continua a essere largo soprattutto nelle distanze tra chi dovrebbe comporlo. E il botta e risposta a distanza tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein lo ha confermato ancora una volta. Leadership, alleanze, politica estera: a sinistra le differenze restano profonde. Mentre sullo sfondo continua a mancare proprio ciò che dovrebbe tenere insieme una coalizione che ambisce a governare: un programma comune.

A riaccendere la miccia è stato il leader del Movimento 5 Stelle. Dalla festa del Fatto Quotidiano, Conte ha innanzitutto respinto l’idea che la guida della coalizione possa spettare automaticamente al partito più votato. Una regola indicata dal Pd e che l’ex presidente del Consiglio considera invece “egemonica”. “Noi siamo quelli per fare delle battaglie e non per portare acqua preventivamente al mulino di qualcuno”, ha scandito, chiarendo che i Cinque Stelle non intendono mettersi “nelle mani di un’altra forza politica”, Pd compreso.

Tradotto: nessuna investitura preventiva per la Schlein e nessun passo indietro da parte di Conte. L’ennesimo avvertimento in una coalizione nella quale da settimane si discute di chi debba guidare, di primarie, di pesi elettorali e di candidature. Molto meno, almeno finora, di cosa dovrebbe fare un eventuale governo di centrosinistra.

Non va meglio sul perimetro dell’alleanza. Conte è tornato ad attaccare Matteo Renzi, definendo “follia” l’ipotesi di assegnargli un ruolo centrale nell’area moderata e ricordando il suo peso elettorale ridotto: “Abbiamo visto che ha una capacità espansiva molto modesta, stiamo parlando del 2%”. Anche su questo fronte la distanza con chi nel Pd vorrebbe tenere insieme tutte le anime dell’opposizione resta evidente.

Ma è soprattutto l’Ucraina a trasformare il campo largo in una polveriera. Conte ha messo nero su bianco una condizione destinata a far imbufalire una parte consistente del Pd. Prima di qualsiasi accordo elettorale, ha avvertito, sarà necessario chiarire la linea sulla guerra. Per il leader M5S la fornitura di armi a Kiev alimenta l’escalation e aumenta il rischio di una terza guerra mondiale. Sull’Ucraina “è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perché non può essere che domattina - vinca Schlein o addirittura un altro candidato - e a quel punto si mandano a gogo armi a Kiev per una escalation militare, che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno. Questo, lo ripeto, va preventivamente chiarito e precisato”, la sua linea. E il M5s, ha aggiunto, “non può sottoscrivere un programma che prevede di continuare a fare quello che fa Meloni in politica estera”.

Un messaggio difficile da conciliare con la linea europeista e atlantista mantenuta dal Pd sul sostegno all’Ucraina. Non è un mistero che l’intervento dell’ex premier sia finito nel mirino di diversi esponenti piddini, da Piero Fassino (“Al presidente Conte, che afferma che non si debba più sostenere l’Ucraina nella sua difesa dall’aggressione russa, è lecito porre un quesito cruciale: si deve cedere alla pretesa di Putin di ottenere la cessione del Donbass alla Federazione Russa?”) a Lia Quartapelle (“L’insistenza con cui Conte ribadisce le sue posizioni farneticanti sull’Ucraina, quando sa benissimo PD, IV e Più Europa votano per continuare a sostenere il paese invaso, fa pensare che non voglia l’unità della coalizione. Non è un alleato ma un sabotatore”), confermando ancora una volta le divisioni nella coalizione.

E non è un caso che, poche ore dopo, la Schlein abbia provato a spostare il terreno dello scontro. Dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia, dopo giorni di silenzio, la segretaria dem ha rivendicato il ruolo del Pd come “perno imprescindibile per l’alternativa” ma ha soprattutto lanciato un appello agli alleati: “Ora è tempo di accelerare sul programma comune”. Quasi una risposta indiretta al fuoco di fila arrivato da Conte. La Schlein ha assicurato che “non partiamo da zero” e sostiene che non basterà una semplice somma di proposte, ma serviranno valori e una visione del Paese. Il problema è che proprio quel programma resta finora il grande assente del dibattito nel centrosinistra.

Insomma, da settimane si parla di chi debba comandare, di chi debba partecipare, di quanto spazio concedere a Renzi, di primarie e di rapporti di forza. Poi arrivano i dossier veri e le differenze emergono immediatamente. A partire dalla politica estera, dove Conte traccia una linea che rischia di essere incompatibile con quella del Pd.

La Schlein ha continuato a definirsi “testardamente unitaria” e ha rivendicato un’alleanza progressista già sperimentata nelle Regioni. Ma trasformare una sommatoria elettorale in una coalizione di governo è un’altra cosa. E la giornata di oggi lo ha dimostrato: mentre la segretaria dem ha chiesto di accelerare sul programma, Conte ha continuato a piantare paletti su leadership, alleati e Ucraina. Il campo largo vuole prepararsi a governare. Per ora, però, continua soprattutto a discutere su chi debba guidarlo e su quale strada prendere.

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