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Cosa ci lascia la battaglia social del referendum? Una crescita record della Meloni

Mentre il voto si trasformava in un plebiscito contro il governo, la rete premiava Giorgia Meloni: crescita record su Instagram e un effetto “rally” che ribalta la narrazione politica

Cosa ci lascia la battaglia social del referendum? Una crescita record della Meloni
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Prima di lanciarci nell’oceano delle prossime polarizzazioni che soffieranno ancora una volta emotività, odio e indignazione nelle bolle cognitive dei social media, vale la pena provare a stilare un bilancio di questi ultimi due mesi di conversazioni digitali generate dalla battaglia referendaria. Ma, invece di partire dall’inizio, che potremmo far coincidere cronologicamente con il video di Alessandro Barbero pubblicato dalle brigate social del No il 22 marzo, è forse necessario invertire il senso di marcia e iniziare questo viaggio dalla fine.

Perché? Semplicemente, perché l’epilogo ci racconta in modo cristallino quanto il voto di domenica e lunedì sia stato volutamente snaturato fino a diventare, come del resto è già in passato per altri referendum, una chiamata alle armi contro il governo piuttosto che un giudizio di merito della riforma approvata dal parlamento. A fine scrutinio, quanto tutti i leader del campo largo sprizzavano una incontenibile gioia da tutti i feed, da Facebook a TikTok, i follower dell’account Instagram di Giorgia Meloni contrariamente a quanto era comunemente preventivabile hanno subito una impennata straordinaria. Solo lunedì, infatti, la fanbase dell’account è cresciuta di circa 22 mila nuovi iscritti. Un risultato che svela e dice molte cose.

Insomma, nel giorno elettoralmente più complicato per Giorgia Meloni degli ultimi quattro anni, la risposta della rete e degli utenti ha rimesso in equilibrio i guasti e le storture della polarizzazione. Questo dato, ripeto sollo all’apparenza in controtendenza, diventa ancor più interessante se confrontato con quelli di Giuseppe Conte e Elly Schlein, i due principali antagonisti della premier sul fronte del referendum. La crescita dell’account Instagram del presidente del M5S si è arenata a 8.520 mentre quella della segreteria dem si è fermata molto più giù a 2.100. Questa distanza, che non è soltanto numerica ma che ha una precisa connotazione reputazionale, può essere spiegata con due diverse quanto complementari motivazioni.

Da, un lato, gli utenti che hanno scelto proprio da lunedì di seguire i post di Giorgia Meloni, hanno voluto manifestare in tal modo loro vicinanza al leader in un momento che hanno percepito di difficoltà. Una reazione che gli americani chiamano effetto rally around the flag, cioè stringersi idealmente intorno al proprio leader nel momento del bisogno. Dall’altro, parimenti, l’incremento può esser letto come una sorta di tacita compensazione per il voto contro la riforma, come dire pur se l’elettore si è espresso nel segreto dell’urna a favore del No, anche per ragioni diverse, al contempo la sua considerazione nei confronti della Meloni non è mai stata in discussione.

Questo conflitto non è da sottovalutare anche perché la premier, a differenza di quanto fece nel 2016Matteo Renzi, non ha mai

commesso l’errore di personalizzare il voto. Anche quando dal 1° marzo da deciso di ingaggiarsi nella campagna referendaria l’ha fatto provando a spiegare e illustrare con video, reel, post e podcast la bontà del progetto.

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