Una vittoria ai punti farcita da almeno quattro autogol. Davanti alla commissione Covid Giuseppe Conte pontifica «come fosse alla cattedra, libero di raccontarla a sé e alle sue bimbe», ironizza il senatore Fdi Antonella Zedda, la sfanga con le solite supercazzole buttandola in caciara, difende sotto giuramento la gestione del Covid del suo esecutivo («Non avevo e non ho nulla da nascondere. Né ho mai fatto nulla di illecito») e governa l’audizione solo con qualche balbettio dopo le domande di Fdi sul Piano pandemico, fino a raggiungere vette esilaranti sui rapporti con Mosca e Vladimir Putin («Non sono putiniano») e sui vaccini. Dalle 15 alle 18, quando parla senza contraddittorio, difende lo strumento dei Dpcm e la magistratura «presidio indispensabile del sistema democratico» perché a Bergamo e a Roma ha archiviato tutte le inchieste sulle mascherine. Poi giù a straparlare di Pnrr, Eurobond e Patto di stabilità, persino a difendere la memoria di Silvio Berlusconi, pur di non entrare nel cuore della pandemia. La sinistra lo esalta («La verità affonda la propaganda», dicono i grillini) in nome della strategia più logica: la miglior difesa è l’attacco. «C’è un plotone di esecuzione la cui regista è Giorgia Meloni», è il suo mantra. Una trappola in cui il premier non casca: «La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani. Sostituire la ricerca della verità con il sospetto è il metodo M5s», dice il leader Fdi che difende i giornalisti che «hanno cercato di ricostruire fatti, decisioni e responsabilità» e che Conte liquida «come parte di un presunto disegno contro di lui».
E così nel tentativo di svicolare dalle domande (se ne riparla il 14 settembre) Conte fa almeno quattro autogol. «Ho un verbale anonimo sulle mascherine della Jc Electronics», società a cui il commissario all’Emergenza Domenico Arcuri ha ingiustamente stracciato il contratto perché le considerava farlocche. Per questo l’azienda di Dario Bianchi ha ottenuto un risarcimento di 100 milioni che Conte contesta, convinto sia un regalo del premier Giorgia Meloni a un «amico», tanto da aver investito la Procura di Roma. «Quelle mascherine non erano corrispondenti alle caratteristiche anticipate e dichiarate», sostiene Conte, che rincara: «Gli avete dato 100 milioni e non ne avete trovati che sei per le mammografie». Ma questo esecutivo presuntamente amico di Bianchi gli ha fatto causa, perdendo clamorosamente. Lo ricorda una nota di Jc Electronics, secondo cui quel verbale anonimo «è già uscito indenne dal vaglio della magistratura», da qui la richiesta a Conte di «rinunciare all’immunità» per rispondere delle allusioni su una potenziale corruzione giudiziaria orchestrata da Palazzo Chigi dietro la sentenza che ha chiuso la querelle. Le ragioni di Jc Electronics sono state confermate recentemente da una sentenza della Corte di giustizia tributaria di Venezia, che ha condannato le Dogane (da cui probabilmente arriva la nota «anonima») a restituire dazi e Iva trattenuti da sei anni perché quelle mascherine erano considerate ingiustamente farlocche.
Alle domande di Alice Buonguerrieri, Francesco Filini e Galeazzo Bignami Conte va in difficoltà, tanto che è costretto a ricorrere alla lettura del cellulare, dove probabilmente arrivavano le risposte del suo staff, non sempre pertinenti. «Non ha parlato del maxi-appalto più costoso della storia, affidato a consorzi cinesi sconosciuti per mascherine inidonee», sottolinea lo stato maggiore meloniano, «sull’obbligo vaccinale si è clamorosamente contraddetto», mentre sul Piano pandemico Conte ha preso le distanze dal ministro della Salute Roberto Speranza. Se l’avesse adottato «avrebbe potuto mitigare l’impatto della crisi sanitaria. L’Italia paga un prezzo altissimo tra avvertimenti ignorati e opportunità mancate», sottolinea Bignami. Poi c’è il capitolo Russia e gli accordi fatti bypassando la Nato: «Io filorusso? Più condanno Putin e più lo ignorate. La missione russa è stata indagata dal Copasir, c’era un accordo bilaterale della Protezione civile. Era un aiuto concreto, non propaganda». A noi risulta diversamente, e lo documenteremo.
