Uno, nessuno e centomila. Quanti Giuseppi ci sono? C’è il Giuseppe Conte pro migranti che difende i clandestini, critica la Ue per il Piano migrazione e gli hot spot extra Ue e c’è il Conte «salviniano» che spiava con i suoi 007, su cui aveva la delega piena, chi dentro le Ong trescava con gli scafisti per inondare l’Italia di immigrati. L’altro giorno il Copasir ha fatto il punto sull’attività svolta nel 2025 dall’1 gennaio al 31 dicembre, in riferimento al caso Paragon e all’utilizzo dello spyware israeliano Graphite da parte dei nostri servizi segreti. Come sappiamo, nei cellulari di alcuni giornalisti e attivisti delle Ong pro migranti era stato inoculato lo spysoftware che l’Italia ha acquistato dall’intelligence israeliana, Da qui l’accusa che il governo di Giorgia Meloni spiasse gli attivisti di Mediterranea Saving Humans Giuseppe Caccia e Luca Casarini e il giornalista Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it. Nei mesi scorsi si è scoperto che lo spyware israeliano è stato usato per controllare indebitamente le chat whatsapp di decine di persone, secondo le indagini delle Procure di Roma e Napoli per accesso abusivo a sistema informatico e intercettazione illecita di comunicazioni, coordinate dalla Dna con «una serie di anomalie nei database dei tre cellulari», che risalirebbe alle prime ore del 14 dicembre 2024.
L’anno scorso il Copasir aveva effettivamente accertato l’uso autorizzato di Graphite da parte dei servizi segreti italiani per attività di esfiltrazione dati e intercettazione nei confronti di Caccia e Casarini. E chi le aveva autorizzate? Il governo gialloverde con Conte premier e Matteo Salvini ministro dell’Interno.
Resta il giallo sulle operazioni riferibili a Cancellato», che non sono opera dei servizi (i giornalisti non possono essere mai intercettati dagli 007), come aveva ribadito in aula il ministro della Giustizia Carlo Nordio. «L’operato dei Servizi si è svolto nel rispetto della disciplina in materia».
Ma perché l’allora premier aveva autorizzato da presidente del Consiglio con deleghe sull’intelligence, le intercettazioni dei servizi segreti a Casarini e Caccia, che non passano dall’ok di un magistrato? L’anno scorso lo aveva ammesso anche Conte, nascondendosi dietro la richiesta «debitamente autorizzata alla Procura generale della Corte di Appello di Roma per l’accertamento della legittimità di un’attività di gestione di flussi migratori», ovvero per scoprire i legami - ben noti, come sanno i lettori del Giornale - tra Ong e scafisti che usano l’arma dei profughi per far saltare i governi. «C’era un certo clima sulla gestione dei flussi», aveva detto Conte proprio a Fanpage, l’indagine preliminare dei servizi voleva accertare se i salvataggi avvenissero «o meno in piena conformità con le leggi, con i regolamenti e trattati internazionali».
Peccato che lo stesso Conte e l’intero movimento avessero caldeggiato l’ipotesi che a spiare i giornalisti e gli attivisti fosse stato questo esecutivo. Il Copasir l’aveva messo nero su bianco: «Casarini risulta tra i soggetti attenzionati nell’ambito di due operazioni condotte dai servizi. La prima, la cui delega è stata rilasciata al termine del 2019 da Conte senza il ricorso a Graphite e si è conclusa a marzo 2020». Ma Casarini sarebbe stato una «minaccia alla sicurezza nazionale» perché avrebbe interloquito con «individui sospettati di favorire l’ingresso di stranieri in Italia». Lo dice Conte, non ditelo a Elly Schlein.
