Definizione di «professionista del 7 ottobre», dall’Enciclopedia della tristezza antropologica: «Infervorato filopalestinese (voce maschile, femminile e neutra), antecedentemente sconosciuto o poco noto, o se conosciuto caduto in disgrazia e bisognoso di tornare alla ribalta a ogni costo o sprezzo del ridicolo. Alla categoria appartengono maître à penser, attori, comici, giornalisti, (non) avvocati», come Francesca Albanese, esperta dell’Onu di territori palestinesi e inesperta di antisemitismo, di cui ha ammesso di non conoscere il significato, il che la rende idonea alla candidatura nel Movimento Cinque Stelle o in Avs, che infatti se la contendono. I seguaci di Conte e della Bonelli&Fratoianni (tra quest’ultimi il barbuto e ornato di kefiah Marco Grimaldi) sfilano insieme con i militanti del centro sociale Askatasuna, il cui assalto alla sede della Stampa è stato salutato dalla (loro) regina dei pro Pal come un «monito» ai giornalisti. Il punto più basso dell’esperta, ma di certo ne dimentichiamo altri, è stato sul palco di Reggio Emilia quando ha dileggiato il sindaco del Partito democratico che chiedeva un ricordo per gli ostaggi israeliani.
Tra i professionisti del 7 ottobre spicca Gad, L’infedele, e speriamo che gli islamisti non lo scoprano. C’era un tempo in cui l’ebreo Gad Eitan Lerner detto Gad difendeva gli ebrei, perfino quelli che inventavano balle mostruose come Luis Marsiglia, professore del liceo Maffei di Verona che non avendo titoli per insegnare religione, e sapendo che sarebbe stato smascherato, finse un’aggressione di stampo nazifascista. Un comando di teste rasate, questa la balla, l’aveva picchiato inneggiando ad Haider. Verona era di destra e Gad, che allora dirigeva con merito il Tg1 non come all’epoca di TeleMeloni dipinse la città come l’Alabama degli anni Venti: chiunque votasse a destra doveva vergognarsi (non di Lerner) e imparare a rispettare gli ebrei. Lerner, dopo la confessione di Marsiglia e le fiaccolate di solidarietà (non a Lerner), i (dis)servizi di Michele Santoro e del baffone antifascista di Sandro Ruotolo (allora inviato di Sciuscià, d’altronde la Rai allora non era lottizzata), Gad dicevamo si dimenticò di chiedere scusa, in cattiva compagnia, va detto. Lerner è diventato un Enzo Iacchetti (Da Striscia la notizia alla Striscia di Gaza) solo meno serio. Prima per educare la destra agitava la Legge Mancino. Oggi si scaglia contro il disegno di legge sull’antisemitismo, il cui scopo è difendere gli ebrei dal clima d’odio appiccato dagli islamisti delle piazze e della disinformazione.
Lo spettacolo è orribile, dunque migliore della carriera teatrale. Scusate, parliamo di Salomone Ovadia conosciuto come Moni, ebreo bulgaro, che sull’Unità ha fatto il Moni. Il 7 ottobre? «L’atto di rivolta, in quanto tale, era perfettamente lecito. Un popolo sotto occupazione, un popolo colonizzato, oppresso, ha diritto di ribellarsi con ogni mezzo a sua disposizione, anche con la lotta armata». Un altro avrebbe rimborsato il pubblico. Non Moni. «Gli attivisti della Flotilla sono i nuovi partigiani», ha proseguito, e per fortuna che allora non c’era Hamas. Più che il metodo Stanislavskij è il metodo Moni.
Ieri, sulla Stampa, la pensatrice ebrea Anna Foa ha pensato di celebrare la strage islamista premettendo che gli israeliani hanno sterminato un popolo, poi s’è sentita in dovere di aggiungere che «a scanso di equivoci il 7 ottobre è stato subito condannato universalmente» è stato solo un equivoco ma è Netanyahu che «sfida il lume della ragione», non gli illuministi col turbante.
Le Brigate pro Pal annoverano anche fumettisti come Vauro Senesi, il quale dopo la dipartita di Berlusconi è rimasto orfano, e Zerocalcare, che era tale anche prima ma ha aggiunto l’amicizia con Ilaria Salis. L’eurodeputato contiano Gaetano Pedullà si fa i selfie con Mohammad Hannoun, in carcere (ma la foto è precedente) con l’accusa di essere l’uomo di Hamas in Italia. Grande passione per le raccolte fondi di Hannoun per un’altra contiana, Stefania Ascari, iniziative a cui ha partecipato con entusiasmo Alessandro Di Battista. Poteva mancare il deputato Dario Carotenuto (anche lui M5s)? Sì, ma ne avremmo sentito la mancanza: entrato in parlamento a 44 anni con un reddito annuo di 1.320 euro nonostante, lo abbiamo letto nel curriculum, avesse perfino girato l’Europa come bassista in una rock band. In cerca di gloria s’è imbarcato sul Circo Flotilla promettendo che avrebbe fatto da scudo agli attivisti, e però è tornato nella madre patria prima di tanti altri attivisti. Lui ha detto di essere stato picchiato dagli israeliani, e siamo stati contenti di averlo rivisto in tivù qualche ora dopo senza un segno. È andata peggio a Benedetta Scuderi, di Avs, la quale imbarcatasi a sua volta sul baraccone galleggiante, da dove è intervenuta in tutte le trasmissioni forse anche alla Domenica Sportiva, ha denunciato il furto della crema solare. Non s’è ancora ripresa dallo choc.
