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Dalla Chiesa, Meloni ricorda il Generale ucciso dalla mafia 44 anni fa: “Il suo esempio continua a parlarci”. Mattarella: “Da lui lascito prezioso”

A 44 anni dalla strage di via Carini, la premier e il Capo dello Stato ricordano il generale assassinato dalla mafia insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente Domenico Russo, sottolineandone il coraggio, il senso del dovere e la difesa della legalità

Il Generale dei Carabinieri e Prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa
Carlo Alberto Dalla Chiesa

“Un uomo che aveva dedicato la propria vita allo Stato, combattendo prima il terrorismo e poi la criminalità organizzata, fino al sacrificio estremo. A distanza di 44 anni, il suo esempio continua a parlarci con una forza straordinaria. Coraggio, senso del dovere, amore per l’Italia: valori che dalla Chiesa ha incarnato senza mai arretrare, anche quando sapeva di essere nel mirino”, scrive la premier sui social. “Ricordarlo significa onorare un eroe dello Stato. Ma significa soprattutto rinnovare un impegno: non lasciare mai soli coloro che ogni giorno combattono la mafia, difendono la legalità e servono la nazione. L’Italia non dimentica Carlo Alberto dalla Chiesa. E non dimentica chi ha dato la vita per difenderla”, conclude.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invece, ricorda così il Generale: “Carlo Alberto Dalla Chiesa si dedicò con lucidità e tenacia, nel corso della sua lunga carriera, alla difesa dei principi di giustizia e legalità, a tutela dei cittadini, operando instancabilmente per contrastare il violento attacco alle istituzioni democratiche condotto dalle formazioni terroristiche e dalla criminalità organizzata, pagando con il sacrificio della vita la sua coraggiosa battaglia”. Mattarella non ha dubbi: “Nell’anno in cui celebriamo gli ottant’anni della Repubblica, la figura e l’azione del Prefetto di Palermo richiamano la riconoscenza della comunità nazionale. Il suo prezioso lascito e l’esempio di tante donne e uomini delle istituzioni che non hanno ceduto a sopraffazioni, complicità, connivenze con gli interessi criminali, affermano i valori costituzionali di libertà e democrazia”. Il presidente della Repubblica, poi, ha parlato della “lotta contro le mafie” come di un “compito che non consente sosta ed è condizione fondamentale di libertà e sviluppo”. Secondo Mattarella, “ogni cittadino, nell’esercizio della sua libertà, nella vita quotidiana e negli ambienti di lavoro, è chiamato a essere parte del rafforzamento della cultura della legalità, prima pietra della solidarietà e coesione sociale, per promuovere le prospettive di progresso dei territori”. Infine, il Capo dello Stato ha rivolto “il commosso pensiero della Repubblica” alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo “con sentimenti di vicinanza dell’intera Italia”.

Il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, invece, sui social descrive Dalla Chiesa come “servitore intransigente della Repubblica” che “ha guidato la risposta delle Istituzioni contro il terrorismo e la criminalità organizzata con la sola forza del dovere e della legge”. La Russa poi aggiunge: “La sua integrità morale resta un punto di riferimento per chiunque ricopra un incarico pubblico”. Il presidente del Senato, prima di porgere il suo omaggio ai familiari delle vittime, invita a “proseguire la lotta alla mafia con fermezza e senza arretramenti costituisce l’unico impegno ammissibile per la Nazione”. Secondo il presidente della Camera Lorenzo Fontana, “la storia del Generale Dalla Chiesa - scrive sui social - è un esempio per tutti e continua a ispirare la lotta alla mafia e all’illegalità”.

Sempre attraverso i social arriva anche il ricordo del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Fu un vile attacco allo Stato e alle Istituzioni, contro chi aveva scelto di servire l’Italia e combattere, con coraggio e determinazione, per la legalità”. Tajani, poi, aggiunge: “A 44 anni di distanza, il loro sacrificio continua a parlare alle nostre coscienze e a ricordarci che giustizia, legalità e impegno per il bene comune non sono valori negoziabili. Il loro esempio resta vivo”. Tajani, infine, esprime la sua vicinanza “a Rita Dalla Chiesa e a tutti coloro che ne custodiscono la memoria”.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, presente alla commemorazione che si è tenuta questa mattina a Palermo in via Carini (l’uomo dell’agguato) dove ha deposto una corona d’alloro, ha detto: “È molto importante ricordare, assumerci la responsabilità di perpetuare la memoria e dare un senso a una grande tragedia del passato: è proiezione verso il futuro, insegnamento per i giovani e grande testimonianza”. Presenti alla cerimonia anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il prefetto Massimo Mariani, il procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia, il presidente della commissione Antimafia dell’Ars Antonello Cracolici, il presidente della commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo. La celebrazione è proseguita nella Cattedrale di Palermo, con una messa officiata dall’arcivescovo Corrado Lorefice. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, invece, ha partecipato alla cerimonia che si è tenuta a Milano e ha ricordato: “Con il generale Dalla Chiesa ho avuto l’onore di essere invitato da lui a colazione un mese prima dell’attentato perché aveva appena lasciato la carica di vice comandante dei carabinieri e insieme avevamo indagato sulla presenza delle Brigate Rosse nel Veneto, con la liberazione del generale Dozier nel 1982 proprio pochi mesi prima che mancasse”. Nordio, poi, ha chiosato: “L’emozione viene rinnovata ogni anno anche se è sempre presente nella mia memoria questo eccezionale servitore dello Stato che coniugava il grande coraggio con la grande professionalità“.

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