Il tempo di incassare il via libera del Consiglio dei ministri e sul decreto scuola si accende immediatamente la polemica politica. Pd e Avs partono all’attacco del provvedimento varato dal governo Meloni, contestando soprattutto le norme sull’integrazione degli studenti stranieri e trasformando il nuovo intervento dell’esecutivo nell’ennesimo terreno di scontro con la maggioranza.
Ad aprire il fuoco è Elly Schlein. La segretaria del Partito Democratico boccia senza appello il decreto e accusa Palazzo Chigi di ignorare i problemi reali del sistema scolastico. “Ciò che esce dal cdm di oggi conferma che il governo Meloni vive su un altro pianeta rispetto al Paese reale”, la sua linea. La Schlein mette in fila le criticità che a suo giudizio l’esecutivo avrebbe dovuto affrontare: “In questi giorni le famiglie italiane sono preoccupate per le condizioni degli edifici scolastici - solo nell’ultimo anno 68 crolli e 80mila infortuni- , per gli oltre 500 euro da spendere per i libri di testo, mentre gli stipendi degli insegnanti italiani restano tra i più bassi d’Europa”.
Poi l’affondo sulla norma che punta a evitare un’eccessiva concentrazione nelle classi di studenti con difficoltà linguistiche. Per la Schlein la misura equivale invece a “cacciare dalle classi i bambini stranieri”. “Ma chi pensano di prendere in giro?”, l’attacco della leader dem, che parla di “una nuova caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli” e definisce il provvedimento “un decreto vergognoso”. La chiusura è affidata alla Costituzione: “La scuola è aperta a tutti”.
Sulla stessa linea Angelo Bonelli. Il deputato rossoverde nonché portavoce di Europa Verde, legge il decreto in chiave elettorale: “È iniziata la propaganda elettorale di Giorgia Meloni fatta sulla pelle dei bambini”. Anche Bonelli sposta il confronto sulle altre emergenze della scuola pubblica: “Qui ci sono gli insegnanti meno pagati in Europa, 320.000 precari, edifici scolastici fatiscenti e i nostri bambini con disabilità che non hanno insegnanti di sostegno”. Poi la contestazione alle norme sull’integrazione e sul velo integrale: “Voglio dire a Giorgia Meloni che nella scuola nessuno è straniero e che il vero modo per far levare il burqa alle ragazze, tra l’altro a scuola se ne vedono pochissime, è l’emancipazione”.
Durissima anche Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera. La sua bocciatura arriva attraverso una nota: “Inutile, inefficace e soprattutto inaccettabile”. Secondo la dem, il governo avrebbe scelto di intervenire in modo discriminatorio anziché concentrarsi sulla dispersione scolastica e sulla fascia dei bambini esclusi dal sistema prescolare. “Il governo emana un decreto per discriminare, colpire i minori e ostacolare l’accesso all’istruzione garantito dalla Costituzione”, sostiene la capogruppo piddina, che parla di un provvedimento “vergognoso dettato solo dalla propaganda e dalla riconcorsa della peggiore destra italiana ed europea”. E rincara: “Potevano fare tante cose per la Scuola: hanno scelto la via più facile della demagogia e, va detto, della cattiveria sulla pelle dei più piccoli e del futuro del Paese”.
Insomma, il copione politico si mette in moto praticamente in contemporanea con il via libera al decreto. Da una parte il governo presenta le nuove norme come uno strumento per favorire l’integrazione, evitare concentrazioni eccessive nelle classi e fissare regole comuni. Dall’altra la sinistra risponde parlando di discriminazione, propaganda e attacco ai minori. E così il decreto scuola diventa subito un nuovo fronte dello scontro tra maggioranza e opposizioni.
