Matteo Salvini? L’unico segretario possibile. A dirlo non sono i parlamentari in cerca di una riconferma, o i militanti legati al capitano, ma i sondaggi. I numeri. Numeri che siamo in grado di anticipare. Il dato arriva proprio mentre nella Lega qualcuno rispolvera vecchie bandiere, congressi, statuti e nostalgie nordiste. Il sondaggio EMG consegna al leader del Carroccio un numero che, in via Bellerio, vale forse più di tanti comunicati: per il 54% degli elettori di centrodestra Salvini continua a essere il miglior segretario possibile. Solo il 38% vorrebbe che si facesse da parte. Ma è scavando dentro il dato che la fotografia diventa politicamente più interessante. Tra gli attuali elettori della Lega il plebiscito è quasi bulgaro: l’89% considera Matteo Salvini ancora l’uomo giusto alla guida del partito. Appena l’11% sceglierebbe un cambio. La famosa rivolta interna, almeno dai sondaggi, non si vede. Una soddisfazione (immaginiamo), soprattutto dopo le ultime iniziative degli ex dirigenti nordisti che chiedono la convocazione del congresso della vecchia Lega Nord. Ma c’è un secondo numero degno di nota. Anche tra i potenziali elettori del Carroccio il 60% promuove l’attuale segretario, contro il 31% che preferirebbe un altro leader e un 9% di indecisi. Nella stessa rilevazione EMG, realizzata tra il 31 agosto e il primo settembre su mille intervistati, la Lega viene accreditata del 7,4%, con un potenziale indicato addirittura al 12%. Futuro Nazionale di Roberto Vannacci è invece al 6,8%. Numeri diversi da altre rilevazioni di questi giorni, alcune assai più severe con il Carroccio: YouTrend per Sky Tg24, ad esempio, colloca la Lega al 4,4% e Futuro Nazionale al 7,9%. Un numero gonfiato? Il problema non è quello di cambiare il capitano, ma recuperare elettori. Il famoso 12% potenziale è la cifra che circola con maggiore interesse nelle conversazioni leghiste. Perché significherebbe quasi cinque punti ancora contendibili. Un bacino che Salvini prova a recuperare insistendo sui suoi temi: sicurezza, infrastrutture, autonomia, tasse. La strategia è quella di mostrarsi più ministro del “fare” che segretario impegnato nelle beghe interne. E di lasciare agli avversari il dibattito sulla sua successione. Anche perché, numeri alla mano, trovare il successore sarebbe complicato. Il sondaggio non propone nomi alternativi, ma dice qualcosa di forse più importante: l’elettorato che oggi sceglie la Lega non sembra chiedere un nuovo leader. Anzi. Della stessa opinione il capogruppo leghista alla Camera dei Deputati Riccardo Molinari. Alla festa della Lega in Toscana, a Livorno è stato chiaro: “Non credo che la Lega abbia bisogno di essere ricompattata, la Lega è già compatta. I Parlamentari sono compatti. Io ho girato le feste e i militanti ci dicono che non dobbiamo litigare. Alle gente interessa perché votare la Lega, non i dibattiti delle ultime settimane”. Ed è proprio sui temi che è concentrato Salvini. Il 7,4% va trasformato nel 12%. Lui è sicuro di potercela fare.

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