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Report, Ranucci presenta ricorso e chiede la reintegrazione immediata: “Dalla Rai opacità, commistione e interferenze”

Ecco il ricorso che il Giornale ha potuto visionare. Così il conduttore alza ulteriormente il livello dello scontro

Sigfrido Ranucci arriva al Tribunale del Lavoro per depositare il ricorso per il reintegro come conduttore di ReportÑ RomaÑItalia ÑVenerd“ 25 Settembre 2026 - Politica - (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse) , Sigfrido Ranucci arrives at the Labor Court to file an appeal for reinstatement as the host of Report.. Ñ RomeÑ Italy , September 25 , Friday 2026 - Politics - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse)

La guerra tra Sigfrido Ranucci e la Rai finisce davanti al giudice del Tribunale del Lavoro che, dopo l’udienza tenutasi alle ore 11 di oggi e durata oltre due ore, si è riservato di decidere sul ricorso urgente presentato dal conduttore. E nelle 41 pagine del ricorso depositato al Tribunale di Roma che Il Giornale ha visionato c’è molto più della richiesta di tornare alla conduzione di Report.

Il giornalista chiede la reintegrazione immediata, accusa l’azienda di discriminazione politica, parla di demansionamento, mette sul tavolo persino il rischio per la propria salute. Ma soprattutto porta in tribunale le parole più pesanti utilizzate dalla stessa Rai per giustificare il suo allontanamento: “Opacità, commistione e interferenze”. È questo il cuore dello scontro. Il 28 agosto la Rai dispone l’avvicendamento di Ranucci dalla conduzione e dalla responsabilità autorale di Report parlando di una “obiettiva situazione di incompatibilità”, di “continue pressioni” sulla redazione e di “percezioni di opacità, commistione e interferenze” tali da incidere sulla serenità produttiva, sull’indipendenza e sull’imparzialità del programma.

Secondo la difesa di Ranucci, però, dietro quelle formule non viene indicato “un solo fatto concreto” già accertato. Ranucci alza poi ulteriormente il livello dello scontro e sostiene che dietro la decisione possa esserci una discriminazione per convinzioni personali e politiche. Nel ricorso viene costruita una sequenza: le richieste pubbliche di rimozione provenienti da esponenti della maggioranza, le accuse rivolte negli anni a Report e al suo conduttore e, infine, la decisione della Rai che produce proprio l’effetto auspicato da quelle dichiarazioni. Secondo la difesa, questi elementi formerebbero un quadro indiziario “grave, preciso e convergente” dal quale desumere un possibile motivo discriminatorio. Insomma, secondo Ranucci, la Rai avrebbe solo eseguito un mandato politico: guai a considerare che lui è amico di un faccendiere che è al contempo mandate reo confesso dell’attentato dell’ottobre dello scorso anno.

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