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Ex Ilva, è scontro aperto tra il Pd, Decaro e i commissari

Regione Puglia solleva dubbi su Aia e decarbonizzazione. Il governo smentisce le accuse

 Ilva, torna in campo lo Stato azionista

Dopo anni di sabotaggi in nome dell’ambiente, ora il Pd cambia tattica all’Ilva (ormai ex Ilva) e mette in scena un nuovo copione: gettare fumo negli occhi a lavoratori e sindacati.

Nella sola giornata di ieri il presidente della Regione Antonio Decaro ha incassato una doppia smentita sul dossier più caldo del momento che lui dovrebbe conoscere alla lettera, senza fraintendimenti. La prima riguarda la possibilità, rilanciata dal governatore, che ci fosse allo studio un decreto diretto a neutralizzare gli effetti del decreto della Corte d’Appello di Milano. Improvvisamente, la giustizia e le sentenze «che mai si discutono» dovevano essere cancellate per legge.

Naturalmente, fonti di governo, hanno precisato che non e in alcun modo percorribile l’ipotesi di un decreto ad hoc che, oltretutto, sarebbe manifestamente incostituzionale e determinerebbe un grave conflitto tra i poteri dello Stato, compreso quello della magistratura da sempre difeso a spada tratta dal Pd. Il secondo scivolone è arrivato, invece, sull’Aia (autorizzazione ambientale). Cadendo letteralmente dal pero, Decaro ha sostenuto di aver scoperto che «è stato presentato solo al Mase un piano di decarbonizzazione da parte dei commissari dell’Ilva». Il commissario Giancarlo Quaranta ha prontamente il piano «non rappresenta un elemento di novità» e che il suo deposito costituisse l’adempimento di una prescrizione prevista dell’Aia, con scadenza al 4 agosto 2026. «Abbiamo rispettato i termini, secondo il cronoprogramma noto anche agli enti locali», ha precisato. Il commissario avrebbe infine ricordato che la procedura di gara era stata aggiornata lo scorso settembre proprio sulla base di quanto previsto dal piano di decarbonizzazione e che lo stesso percorso era stato oggetto del confronto davanti alla Corte d’appello di Milano. In quel procedimento la regione Puglia si era costituita a sostegno delle richieste dei ricorrenti per la chiusura dell’area a caldo. Incredibile e paradossale, dunque, che Decaro non ne conoscesse i contenuti. A chiudere il cerchio della strategia Pd alla risoluzione del dossier Ilva si è aggiunta, infine, la segretaria di partito Elly Schlein chiedendo nuovamente «che sia la stessa premier ad assumere direttamente la guida del dossier» e invocando la nazionalizzazione come soluzione assoluta ignorando il peso che questo avrebbe sulle casse pubbliche e sul contribuente italiano.

La vera novità del giorno resta dunque l’incarico dei commissari ai legali per predisporre il ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano. Un tentativo che «non sospende l’efficacia del provvedimento, che resta quindi da applicare».

Allo studio, anche la possibilità che nell’ambito di un ipotetico riesame dell’Aia, possa essere autorizzato un livello produttivo inferiore ai 6 milioni di tonnellate, nel tentativo di scongiurare la fermata dell’area a caldo.

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