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Il pensiero del Prof: primarie a due turni e non vado da Ruffini

Gli ulivisti cercano un clone ma l’ex premier diserta la presentazione di “Più Uno”. Le difficoltà del “centrino”

Euro, Prodi ci crede ancora: se usciamo finiamo come l'Argentina

Chi a sinistra dice «federatore» pensa a Romano Prodi. Quello è il modello a cui gli ulivisti di nuova e vecchia generazione guardano per togliere le castagne dal fuoco nel Campo largo. Prodi rappresenta il «canone vincente», che però è durato un battibaleno in entrambe le circostanze in cui si è affermato. I litigi tra Elly Schlein e Giuseppe Conte (primarie sì, primarie no, primarie a doppio turno o a botta secca, e il voto online?) monopolizzano il dibattito tra leader. Così più di uno sherpa pensa che la figura del sindaco Roberto Gualtieri possa fare da uovo di Colombo, ricordando agli elettori il profilo dell’ex premier. Schlein, tuttavia, non ha alcuna intenzione di scansarsi: per la segretaria le primarie sono già un atto di magnanimità. Lei, a capo del primo partito della coalizione, avrebbe tutto il diritto di candidarsi a premier, pensa. Conte, invece, come rivelato dal Giornale, si farebbe volentieri da parte per Gualtieri. Certo, servirebbe che qualcuno del Pd, magari un padre nobile, sposasse la linea del leader 5S.

Ma dal Nazareno non arrivano aperture di credito. E allora più di qualcuno pensa a lui, al «Professore», che battezzando il sindaco della Capitale ottimizzerebbe tutta la procedura. Prodi però non parla. Dal suo entourage assicurano che è stato all’estero per una ventina di giorni. E soprattutto che non intende (e non ha mai inteso) mettere il becco nelle questioni interne del Campo largo. Anzi, tornato ieri, ha comunicato che non parteciperà al lancio di «Più uno», il partito di Ernesto Maria Ruffini e di Franco Gabrielli, che sabato taglierà il nastro a Roma. I due «civil servant» si dicono prodiani ma l’originale non metterà il suo cappello sul movimento. Gli aspiranti eredi hanno la possibilità di ripassare la «lezione», che in queste settimane non è cambiata. Se, e l’entoruage dell’ex premier sottolinea il se, i leader del centrosinistra dovessero optare per le primarie, queste dovrebbero essere rigorose, a doppio turno e non online. È il Prodi pensiero. Non è quello di Schlein, che sembra disposta a cedere sul turno unico e sul voto via internet pur di accontentare lo scalpitante Conte, che delle primarie avrebbe fatto volentieri a meno. In caso di doppio turno, in campo ci sarà anche Ruffini, sul quale tuttavia pende l’«antico motto di Arnaldo Forlani». Questa, almeno, è la visione di Gianfranco Rotondi che al Giornale cita: «Un partito democristiano che si allea con la sinistra sparisce nel giro di due elezioni. Come fa un democristiano ad allearsi con giacobini e mozza orecchi come i 5s ed estremisti radicali come la Schlein? È una missione impossibile, persino per un uomo delle istituzioni come Gabrielli». Ah, sì, l’ex capo dei servizi segreti che vuole replicare la parabola prodiana. E forse non è un caso che il Professore preferisca tacere.