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In nome del popolo Corano

Sta arrivando la “giustizia parallela”, quella che non prevede l’appello, ma la sottomissione

I nuovi antisemiti filo-iraniani che difendono gli ayatollah

State sereni, mariti vessati e mogli in cerca di giustizia fai-da-te: il divorzio all’italiana ha le ore contate: ora c’è il tribunale della Sharia. Sta arrivando la «giustizia parallela», quella che non prevede l’appello, ma la sottomissione. Mentre la sinistra nostrana continua a pontificare sul «patriarcato» osservandolo con la lente d’ingrandimento nelle nostre famiglie, ignora o peggio, finge di non vedere quello vero, quello che sta costruendo a Padova un piccolo Iran. Abbiamo visto le piazze marciare in sostegno dei tagliagole di Hamas, dimenticando 1.200 morti e 251 ostaggi in un nanosecondo. Orwell l’avrebbe chiamato «bispensiero», qui lo chiamiamo «integrazione». Siamo passati dal «Dio, Patria e Famiglia» alla «Sharia, Immigrazione e Sottomissione», ma senza ammetterlo. Dante, dall’alto della sua Commedia, guarderebbe questo circo e ci manderebbe dritti, dritti, in un girone dell’inferno. Peccato che l’islamismo censura persino il sommo poeta.

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