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Interni

La regola morale della destra

La lezione (sempre attuale) di Montanelli

La rabbia, l'orgoglio e chi ci derideva

Partiamo da Indro Montanelli, che sapeva scrivere ed era chiaro nell’esprimersi: «La destra non è un’ideologia. È una regola morale di comportamento. È il criterio rigoroso del servizio della vita pubblica. Si può essere di destra anche a sinistra».

Montanelli era figlio di un secolo, il Novecento, che aveva visto la crisi, in alcuni casi l’implosione, dei sistemi democratico-liberali, l’entrata in scena dei totalitarismi, due guerre mondiali, la Guerra fredda, la decadenza e la spartizione dell’Europa. Il suo essere nato in Italia ne fece con il tempo un anarco-conservatore, l’insofferenza alle regole imposte temperata dalla necessità di un modus vivendi civile e sociale degno di essere servito. L’improponibilità e/o l’impossibilità di un’ideologia di destra non era tanto o solo un calembour o un vezzo da bastian contrario, ma aveva a che fare con una conoscenza reale del Paese dove era nato. A differenza di altre nazioni europee, Francia, Spagna e Inghilterra in primis, dove la destra aveva radici profonde, in Italia il Risorgimento come nazione era nato a sinistra, era figlio della Rivoluzione francese e per imporsi aveva dovuto fare tabula rasa di ciò che c’era prima, principati, ducati, regni con i loro annessi e connessi: trono, altare, tradizione, reazione, conservazione. Nato repubblicano, il Risorgimento aveva poi trovato il proprio compimento monarchico grazie al genio politico di Cavour, ma anche la «destra storica» del breve periodo post-unitario non era stata che una variante tecnico-amministrativa di un percorso progressista e riformatore, di sinistra

appunto, allora ai suoi inizi e in contrasto con la sua ala più rivoluzionaria ed estremista. Il «trasformismo» parlamentare ne sarà la diretta conseguenza. Vale la pena ricordare che gli stati nazionali, il popolo in armi, l’autodeterminazione dei popoli nascono a sinistra, con la Rivoluzione francese, non sono un’invenzione guerrafondaia della destra: aristocratica, reazionaria o codina che dir si voglia.

In Italia era però successo un fatto che ancor più la differenziava dai sistemi liberali, liberalsocialisti o conservatori di altri Paesi. C’era stato il fascismo, che era una creazione politologica autoctona, l’unica insieme con i Comuni e le Signorie, un movimento che non era né di destra né di sinistra comunemente intese, ma qualcosa di radicalmente diverso e che per un ventennio era stato il dominus politico incontrastato. E, soprattutto, con la sua caduta e la sconfitta bellica, c’era stata la nuova Italia, repubblicana e antifascista, autoconvintasi che la fine del fascismo fosse merito suo, e che aveva sbrigativamente equiparato la parola fascista alla parola destra, caricando la seconda di tutte le nequizie della prima, in pratica un capro espiatorio imposto su una categoria politica fantasma e trasformata nella sentina di ogni negatività socio-psicologica: egoismo, avidità, antimodernità, oscurantismo nei costumi.

Tutto ciò carica quel giudizio montanelliano di una verità più profonda, il riscatto cioè di una definizione e/o denigrazione squisitamente politica così gravata e compromessa dalla contaminazione con il regime mussoliniano e il tentativo di farne, come dire, una categoria dello spirito, una norma

morale e comportamentale.

Un’ultima cosa. Nel Novecento montanelliano, ma non solo, italiano, ma non solo, quei termini, destra, sinistra, marxismo, liberalismo, comunismo, fascismo, nazismo, incarnavano realtà politologiche e comunità umane, ideologie e modi di essere, teorie e prassi. Oggi l’impressione è che per restare alle prime due, non incarnino più niente e insomma mai si sia preso a parlare di destra e di sinistra come da quando queste due parole si sono svuotate di significato. Per restare all’ultimo avvenimento politico che riempie le pagine dei quotidiani e i notiziari televisivi, lo sconquasso elettorale in Sassonia, è sorprendente il non volersi accorgerne che siamo di fronte all’ennesima punta dell’iceberg sotto cui ci sono i vincenti come élites, e i soccombenti, come masse, della globalizzazione, con quest’ultimi tenacemente alla ricerca di una difesa di ciò che resta per loro essenziale: un posto di lavoro, un tenore di vita, usi e modi, memorie, modelli di comportamento, legami, consuetudini, speranze Liquidare il tutto come «un’onda nera» di destra e, va da sé, fascista, è frutto di stupidità, malafede, criminalità, follia, scelga il lettore il termine che ritiene più consono. Stupidità, malafede, criminalità, follia di sinistra? Se è a questo che la sinistra si è ridotta, è messa veramente male. E purtroppo, grazie a lei, anche noi.

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