Sulla roulette della Storia esce sempre lo Zero.
Terroristi rossi e neri hanno sporcato l’Italia del Dopoguerra e azzoppato fabbriche, giornali, partiti e magistratura, con motivazioni spregevoli ammantate di nobiltà ideologica. In ossequio ai vincitori, il terrorismo rosso ci è stato raccontato da cattivi maestri col perdonismo dei «compagni che sbagliano», le ossessioni sulle manine e sulle manone, da Gladio alla P2, hanno avuto il sopravvento sulla natura dell’eversione nera. Una magistratura incapace di verità condivisibili non ha saputo spiegare quanto le Br siano state manipolate dalla Cia né se potenze straniere si siano davvero servite di schegge impazzite. Dalla strage di Via Fani a quella di Bologna i conti non tornano e non torneranno mai. Lo si capisce dalle reazioni sguaiate alla discesa in campo di Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi ucciso da Lotta Continua, e al ritorno a capo della comunicazione del ministro Francesco Lollobrigida di Paolo Signorelli. La colpa di quest’ultimo, più di discutibili chat dal sapore antisemita, è di essere l’omonimo nipote di uno dei fondatori di Ordine nuovo. «Il governo non è l’ufficio di collocamento per vecchi sodali dell’area post missina», tuonano dall’opposizione. Che da quando non governa si è dimenticata di aver avuto lo stesso vizio, piazzare vecchi arnesi anni Settanta nel sottogoverno se non in Parlamento.
Succede a chi non fa i conti fino in fondo i conti con il proprio passato: i maldipancia contro Calabresi di via del Nazareno e degli orfanelli di Beppe Sala a Palazzo Marino arrivano dalla stessa intelligencija manichea che 55 anni ha firmato l’appello-epitaffio sull’Espresso contro un nobile, coraggioso e innocente uomo di Stato e che oggi si vergogna di votarne il figlio. Così si danneggiano le nuove generazioni, ignoranti ma purtroppo pure ignorate.
