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Salis contro i super ricchi, nel mirino anche Naomi Campbell: “A Milano è in corso una sostituzione di classe”

L’eurodeputata attacca la flat tax per i grandi patrimoni e accusa Milano di favorire i milionari mentre il caro-casa spinge fuori le persone comuni

salis Naomi Campbell

Niente di personale contro Naomi Campbell, ci mancherebbe. Il problema, per Ilaria Salis, è la categoria: i ricchi. La modella diventa così il volto da mettere sul manifesto di una battaglia che parte dalla flat tax e arriva puntualmente alla lotta di classe. Milano sarebbe il teatro di una grande sostituzione sociale, con i milionari accolti a braccia aperte e le persone comuni spinte fuori. Una lettura nella quale le difficoltà di chi cerca casa diventano il carburante per rispolverare il consueto repertorio anticapitalista.

L’esordio della dichiarazione è una rassicurazione subito accompagnata dall’affondo. Naomi Campbell, scrive la Salis, sarebbe “solo una delle tante persone molto facoltose che scelgono di trasferire la propria residenza a Milano a causa della flat tax per i super ricchi”. Segue il giudizio sulle loro motivazioni: “Visto che possono, lo fanno per risparmiare. Anche se non ne avrebbero bisogno”. È già tutto qui il metro politico: non basta discutere se un incentivo fiscale funzioni, quanto costi e quali benefici produca. Bisogna anche stabilire se chi lo utilizza abbia abbastanza denaro da poterne fare a meno.

Nel mirino finisce una misura che la Salis definisce “profondamente ingiusta”, accusandola di consentire ai ricchi stranieri di sottrarsi alla progressività fiscale e di non richiedere una rendicontazione dettagliata dei redditi esteri. Il verdetto è senza appello: “Un regalo clamoroso, insomma”. Nella dichiarazione, però, la condanna prende il posto del bilancio: non vengono quantificati né il gettito prodotto dall’incentivo né quello che si incasserebbe in sua assenza. La conclusione politica precede la verifica economica.

Per sostenere la sua tesi, la Salis cita una Milano con 115 mila residenti dotati di almeno un milione di dollari di patrimonio liquido investibile, circa uno ogni dodici, e una crescita del loro numero del 28 per cento tra il 2014 e il 2024. Ma dare queste cifre non dimostra quanti si siano trasferiti grazie all’agevolazione fiscale, né quanto la loro presenza abbia inciso sui prezzi delle abitazioni. La Salis sostiene che la concentrazione della ricchezza contribuisca all’aumento del costo della vita e della casa, ma non misura questo contributo.

Il disagio abitativo evocato merita risposte. Nel ragionamento della Salis, invece, diventa soprattutto una contrapposizione tra categorie: da una parte “le persone comuni”, dall’altra chi ha milioni. Nella dichiarazione non trovano spazio proposte sull’offerta di alloggi o sul recupero degli immobili. Il bersaglio è molto più riconoscibile di qualsiasi soluzione.

Il finale consegna la chiave ideologica dell’intervento. La Campbell sarebbe “l’esempio vivente che a Milano non è in corso nessuna ‘sostituzione etnica’”. Per la Salis “l’unica vera sostituzione è quella di classe: chi ha meno viene espulso, chi ha milioni viene incentivato a trasferirsi qui”. Poi l’appello: “Milano deve cambiare!”, con l’hashtag #TaxTheRich. La vecchia lotta di classe trova così una confezione da social e una testimonial involontaria. Resta da spiegare come trasformare lo slogan in una casa a prezzo accessibile, ma nel frattempo la Salis ha raggiunto il suo obiettivo: gettare fango sui ricchi.

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