Guerra intestina dentro il Pd e a scatenare i malumori è stato indirettamente Enrico Letta, benché non sia ormai più coinvolto direttamente nelle dinamiche del partito in mano a Elly Schlein. Il pomo della discordia è stata una foto che l’ex presidente del Consiglio ha pubblicato nei giorni scorsi, relativa all’incontro di Washington di una parte dei presidenti Usa. Lo stesso evento al quale ha preso parte anche Matteo Renzi.
“Ma come cazzo fa Letta a pubblicare una foto dicendo ‘l’America che ci piace’ con Bush, quello che ha fatto la guerra in Iraq. Con Biden, con Clinton, che è negli Epstein Files, dicendo ‘l’America che ci piace’. Ma che cazzo stai dicendo Letta? Uno dei problemi della sinistra, in generale, di questo Paese è che sembriamo, sembrate, un pochino più civile della destra. Vogliamo capire che è solo con una proposta radicalmente alternativa a questo modello capitalista che distrugge il pianeta, le persone, che sfrutta la gente, che la sinistra torna a esistere, a contare qualcosa? Lo vogliamo capire che non siamo una colonia degli Stati Uniti? Cioè Letta così imbarazzante non me lo aspettavo”. Questa lezione a Enrico Letta arriva da Lorenzo Pacini, assessore al Verde e Arredo Urbano, Manutenzioni Stradali, Casa, Edilizia Scolastica, Mercati Rionali, Politiche Giovanili e CAG del Municipio 1 del Comune di Milano.
Dall’area C, dalla Ztl, Pacini sale in cattedra e bacchetta Letta, che probabilmente non si spenderà nemmeno per rispondergli. Ma sono dinamiche ben note, queste, nel Partito democratico, sicuramente non nuovo e da sempre motivo di tensioni tra le diverse correnti che lo attraversano. E a replicare a Pacini è arrivato Filippo Sensi, parlamentare di lungo corso del Pd, renziano, che proprio per la sua impostazione ha subito spesso attacchi interni nel partito. Ed è per questo motivo che ha deciso di rispondere a Pacini, il cui attacco, dice, “sarebbe trascurabile, se non venisse dai nostri ranghi”. Sensi ha ricordato di avere “una lunga esperienza di fuoco amico subito, credo che rispetto e buona educazione valgano sempre, tanto più verso chi è stato segretario e premier”.
Una lezione a Pacini, che però fa emergere sempre di più le divisioni interne del partito, che si sommano a quelle emergenti del campo largo, o presunto tale, a un anno dal voto con il quale questa sinistra vorrebbe riprendere Palazzo Chigi.