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Report, il servizio di Innocenzi e il giallo dei soldi

L’ombra del conflitto d’interessi sul documentario Food for profit. E sulla condotta di Ranucci audito anche il direttore Corsini

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Quali sono i criteri che un’inchiesta deve rispettare per essere trasmessa dal servizio pubblico? Prima di tutto la trasparenza. Al centro dell’interesse di Report ci sono da anni gli allevamenti intensivi di animali e, come è noto, la trasmissione ha mandato in onda il documentario che una sua giornalista, Giulia Innocenzi, ha realizzato nel 2024. Si tratta di un documentario dal titolo «Food for profit» in cui venivano passati al setaccio gli allevamenti intensivi di carne. C’è un ma, ovvero che tra i finanziatori, oltre a varie Ong, c’è anche un socio privato motivato da un forte interesse (per usare un eufemismo), essendo un imprenditore attivo nel settore. Un olandese che ha contribuito, come Innocenzi ammette sentita da Il Giornale, per 5mila euro alla realizzazione del progetto. Ma in che modo il giornalismo d’inchiesta, peraltro del servizio pubblico, può coniugarsi con l’interesse di un privato (anche di uno Stato diverso da quello italiano)? E, soprattutto, perché trasmettere il servizio che ha come dicitura quello dell’inchiesta senza esplicitare al telespettatore che dietro ci sono anche interessi di natura economica di certe aziende? Michiel Van Deursen, il finanziatore, è anche membro della giuria dell’EIC (European Innovation Council, istituito nell’ambito del programma Ue Horizon Europe con un budget di 10,1 miliardi di euro), deputata a «selezionare» i progetti europei per sostenere le innovazioni rivoluzionarie, attraverso finanziamenti alle singole aziende tramite sovvenzioni e investimenti dell’Ue. E, stranamente, il Parlamento europeo fu proprio la sede, come ammette Innocenzi, della prima «mondiale» del docufilm. La questione, quindi, non riguarda l’entità del finanziamento, ma la vicinanza con il fondatore della Capital V, azienda di venture capital che finanzia solo startup e aziende vicine a questa filosofia di pensiero. Per intenderci, Van Deusen scriveva che «ci impegneremo a difendere i diritti degli animali esercitando pressioni sui funzionari governativi e sui responsabili politici affinché creino leggi che proteggano gli animali e promuovano il veganismo». I telespettatori, però, non conoscevano la dinamica che si celava dietro la costruzione del servizio, non essendoci avvertenze al momento della messa in onda. «È una questione vecchia» ci dice Innocenzi, riferendosi al fatto che il caso fosse già stato oggetto di due interrogazioni parlamentari e che sia stato risolto. Pur essendosi messa a disposizione per chiarire ogni aspetto della vicenda, ha spiegato però in modo quantomeno sui generis il potenziale conflitto di interessi che si prefigura nel momento in cui si fa giornalismo di questo tipo con alle spalle un finanziatore con idee affini. In ogni caso, prima non era ancora emerso il potenziale conflitto di interessi che potrebbe ora prefigurarsi e, come insegna del resto lo stesso Report, ci sono tempi in cui i fatti possono diventare maturi per essere snocciolati. Ma Innocenzi sostiene che «di potenziali conflitti di interessi è pieno il mondo» e in un tentativo di difesa preventicaBeh, singolare. Sta di fatto che il servizio è andato in onda raggiungendo oltre 2 milioni di telespettatori tra prima puntata e replica, e altri ancora essendo stato reso fruibile sul sito RaiPlay. In attesa di una presa di posizione ufficiale da parte dell’azienda di Viale Mazzini, il cerchio attorno al caso Ranucci e alla sua fonte-amico fraterno Lavitola si stringe e due giorni fa a essere audito è stato anche il direttore Paolo Corsini. La volontà di far luce sulla gestione di Report (forse anche tramite le audizioni di altri giornalisti) è una priorità per l’azienda che deve valutare, sotto tutti i punti di vista, le ricadute della condotta di un proprio dipendente, peraltro vicedirettore (ad personam).

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