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“Libertà delle donne non può essere condizione per la libertà religiosa”. Il delirio della candidata bengalese a Venezia per il no alla moschea

Miah Rhitu ha dichiarato che “una moschea non può essere il premio per chi si comporta bene”. E sul sito di Piccardo si celebra la “presa di coscienza” dei musulmani che vogliono scioperare

"Moschea e campi da cricket". Il piano islamo-Pd per Venezia

“Non si può dire prima integratevi e poi avrete una moschea. E poi, quali sarebbero questi criteri per dimostrare di essere integrati?”, a porre questa domanda è Miah Rhitu, candidata bengalese alle amministrative con una lista a sostegno del candidato del Pd Andrea Martella. E lo dice intervenendo sulla polemica scaturita dopo il divieto del sindaco alla costruzione di una maxi moschea a Mestre. Motivo per cui la comunità si è ribellata arrivando alla minaccia di bloccare la città. Ma tra i nodi da sciogliere c’è anche comprendere quale sia la fonte del finanziamento per un progetto faraonico, i cui costi non possono certo essere fronteggiati dai 40mila bengalesi. “E quindi mi chiedo: qual è l’unità di misura dell’integrazione? Quanto bisogna essere integrati per avere questa moschea? Una moschea non può essere il premio per chi si comporta bene, la libertà delle donne non può essere una condizione per concedere la libertà religiosa. Oppure questa integrazione è soltanto l’ennesima scusa per rimandare ancora una volta una promessa fatta da anni?”, chiede ancora la Rhitu. Il tema è che le comunità islamiche continuano a pretendere senza dimostrare di voler collaborare: e aver alzato i toni, sfidando un diniego del sindaco ne è la dimostrazione. Il tema però sollevato dal primo cittadino Venturini fotografa perfettamente l’andamento di questo disastroso trend: se prima non si accettano regole e costumi italiani (siglando anche l’intesa con lo Stato italiano), non è possibile continuare a concedere spazi che, oltre ad avere un forte impatto urbanistico, ne hanno uno altrettanto pesante da un punto di vista sociale. A mostrare, ovviamente la propria vicinanza è MuRo27 (Musulmani per Roma 2027), l’organizzazione che vuole incidere sulle amministrative della Capitale con proposte politiche basate sui precetti islamici. E lo fa con il suo portavoce, Francesco Tieri, che scrive sul sito “La Luce” del noto islamista (figlio di uno dei fondatori dell’Ucoii) Davide Piccardo gioendo per la “presa di coscienza” da parte dei musulmani che minacciano lo sciopero.

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