Proseguono le tensioni sulla moschea di Mestre, per la quale una parte della comunità bengalese ha annunciato lo sciopero. Nelle scorse ore, l’eurodeputata Anna Maria Cisint, della Lega, ha depositato un esposto “all’attenzione del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Venezia” per chiedere accertamenti su una raccolta fondi connessa alla costruzione dell’edificio religioso di Venezia. E questo l’ha rimessa nel mirino della comunità bengalese, maggioritaria in quella zona, che ora l’ha minacciata con un esposto.
Secondo Cisint, però, potrebbero esserci “possibili profili di irregolarità” sotto vari punti di vista. “Più si scava e più emergono ombre e ambiguità dietro la rete messa in piedi in questi anni da Prince Howlader e dalla sua associazione, fino a poco tempo fa utilizzata per organizzare tornei di cricket e ora improvvisamente al centro di una raccolta fondi milionaria. Abbiamo scoperto che dalla consultazione pubblica del Runts, il Registro unico nazionale del Terzo settore, non risultano disponibili né i bilanci dell’associazione né i rendiconti delle raccolte fondi. Mi chiedo se dietro questo giro di finanziamenti non ci sia ancora di più”, ha dichiarato l’europarlamentare. Cisint riporta poi l’esperienza di Monfalcone, dove “abbiamo scoperto il sistema del ‘pizzo islamico’: nel sottobosco dei subappalti delle piccole aziende bengalesi ci sono lavoratori costretti a restituire fino a metà dello stipendio al datore di lavoro, per far confluire parte di quel denaro nelle casse delle moschee. È quindi lecito chiedersi se lo stesso meccanismo sia stato applicato anche per alimentare la raccolta fondi della mega-moschea e trovare i 20 milioni necessari a costruirla”.
Una richiesta legittima, che infatti passa per i canali ufficiali, che però non è piaciuta “Faremo un esposto contro l’onorevole Cisint per istigazione all’odio e razzismo. Tutti i nostri pagamenti sono fatti tramite banca. Sta spaventando una città per niente”, ha dichiarato Howlader. “Mi minacciano? Ovviamente non farò neanche mezzo passo indietro. Devono pubblicare i bilanci, come tutti. Li abbiamo beccati in flagrante a violare la legge e il loro stesso statuto e ora sono passati alle minacce, tentando di silenziarmi. D’altronde questo è ciò che succede quando si pretende legalità dall’islam radicale. Fanno così, pretendono con arroganza di piegare le nostre leggi, con la sponda del servilismo della sinistra, e quando non riescono a ottenere quello che vogliono o vengono beccati a violare le regole, passano alle intimidazioni: prima lo spauracchio di bloccare la città, ora quella delle denunce. Ma la loro è una strategia ben precisa: si chiama islam politico, ossia l’uso politico della religione per raggiungere i propri obiettivi, insinuarsi nella nostra società e nelle nostre istituzioni e aggirare le regole a proprio piacimento, fino ad arrivare a ciò che diversi report delle intelligence europee indicano come una vera allarme per la tenuta democratica delle nostre istituzioni. Non ci piegheremo a chi vuole imporre la Sharia al posto della Costituzione, a chi vuole metterci il bavaglio e sovvertire la nostra democrazia”, ha dichiarato Cisint reagendo alla minaccia di esposto.
“Piena solidarietà all’amica e collega eurodeputata Anna Maria Cisint per la minaccia di un esposto da parte di alcuni rappresentanti della comunità islamica di Venezia. Le sue battaglie, insieme alla Lega, che hanno svelato opacità e bilanci non pubblicati danno fastidio. Pur di avere la moschea fuori dalle regole, prima minacciano scioperi e poi tentano di intimidire, per via giudiziaria, chi osa opporsi. È successo anche a me qualche settimana fa con le denunce senza fondamento di alcune realtà islamiche. Ormai la strategia è chiara: pur di raggiungere i propri obiettivi sono disposti a tutto, anche a cercare di silenziare i rappresentanti, come Cisint, delle forze politiche che non vogliono piegarsi all’islamizzazione. Tuttavia possono stare tranquilli: noi continueremo a opporci a chi sogna di imporre la sharia nel nostro Paese”, ha dichiarato Silvia Sardone, europarlamentare e vicesegretaria della Lega, inserendosi in quello che si preannuncia uno scontro molto lungo e acceso.
