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Interni

Non esistono santi

Io auguro a Ranucci di continuare, ma aspetto ci spieghi la verità sulla sua storia. Una storia che, se avesse riguardato qualsiasi altro avrebbe certamente mandato in onda

Ranucci

C’era una volta una sinistra che si sentiva, con la solita aria aristocratica, titolare esclusiva della Costituzione, di Falcone e Borsellino. Oggi, quel monolite di certezze scricchiola. Leggere il fondo di Marco Travaglio su Falcone e le sue frequentazioni «discutibili» ci ricorda che persino l’eroe per eccellenza era un uomo, con i suoi chiaroscuri. Non è un affronto, è la realtà che bussa alla porta del mito.

Il punto vero, però, è il cortocircuito di Report e di Sigfrido Ranucci. Report è indispensabile, ma il giornalismo d’inchiesta rischia di smarrirsi quando il racconto della realtà cede il passo alla tentazione di modellarla. L’idea di separare fatti e opinioni è un reperto archeologico, ma c’è un confine sottile tra l’interpretazione e la piegatura del reale. Accettare che anche Falcone avesse relazioni complesse non è un peccato, ma un atto di onestà intellettuale. Io auguro a Ranucci di continuare, ma aspetto ci spieghi la verità sulla sua storia. Una storia

che, se avesse riguardato qualsiasi altro avrebbe certamente mandato in onda. Ma forse è di questo che qualcuno ha paura. Perché in questo Paese della rissa perenne, riconoscere che non esistono santi, ma solo giornalisti imperfetti (io per primo) sarebbe finalmente un gesto di coraggio. Ma forse, per la nostra sinistra smarrita, è chiedere troppo.

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