Goffredo Bettini, lei oggi è il direttore di Rinascita ma è soprattutto il grande regista del campo largo. Perché a un anno dal voto, manca tutto nella compagine progressista: leadership, programma, perimetro dell’alleanza?
«No, per favore no. Non è questa la nostra condizione. Di leader ne abbiamo fin troppi. Tant’è che alla fine dovremo fare le primarie. Il programma sta nascendo dal basso e verrà presto amalgamato. I pilastri che sosterranno le proposte concrete, saranno pace e giustizia sociale. Il perimetro è definito: tutta la sinistra, il Movimento 5 Stelle e un’ampia area democratica, socialista, liberale e civica che è già in campo. C’è ancora tanto da lavorare. Lo so bene. La Meloni ha subito dei colpi, ma non è affatto domata».
Ecco, la coalizione di centrodestra ha una leadership ben definita e riconosciuta da tutti gli alleati, inoltre Giorgia Meloni non sembra aver perso consenso. Chi è in grado di batterla?
«La Meloni dirige il centro destra. Ma l’alleanza è divisa, sulla politica estera persino divaricante. La premier la batteremo con una squadra, un collettivo moto di speranza per un’Italia più dinamica e migliore, con l’esempio del nostro buon governo nelle grandi città. Non credo a un leader salvifico. Che corrisponde a una visione presidenzialista e plebiscitaria. A chi toccherà guidare il campo democratico dovrà essere un primo tra pari».
Il primo tra pari, ovvero il leader della coalizione, deve uscire dalle primarie o queste ultime rappresentano un rischio come sostengono diversi esponenti del centrosinistra?
«Le primarie sono innaturali in uno schema prevalentemente proporzionale, che il governo sta imponendo. Perché, gli elettori di un partito dovranno prima del voto convergere sul segretario di un altro partito. Avrei preferito una personalità in grado di rappresentare tutti, per le sue qualità, il suo equilibrio, la sua autorevolezza. Pare che questo sia impossibile. Ed ecco le primarie. Allora facciamole presto e bene. Concordiamo una deontologia di amicizia e spirito unitario che ne regoli il loro svolgimento».
Tanti dentro al Pd dicono che lei fa il tifo per Giuseppe Conte.
«È una falsità. Sono un dirigente anziano della sinistra, senza incarichi e ambizioni. Mi posso permettere di offrire un contributo di idee e di passione a tutti. Dirigo Rinascita, con tante diverse personalità, che sceglieranno liberamente chi sostenere alle primarie. Per quanto mi riguarda più che schierarmi, il mio ruolo è volto a facilitare la convergenza delle tante e diverse componenti dell’alleanza costituzionale e alternativa».
Cosa non la convince della leadership di Elly Schlein?
«Elly Schlein ha ricostruito il Pd. Tanto di cappello. Più volte le ho suggerito di allargare il confronto nel gruppo dirigente. Nazionale e dei territori».
In caso di primarie, Conte versus Schlein: chi sosterrà?
«Ho detto: sarò a disposizione di tutti. Nei limiti delle mie possibilità. Andare in giro mi fa fatica. Anche se non mi sottraggo. Fondamentalmente scrivo, leggo, sento musica e sono vorace di cinema. Non vado mai a trovare nessuno e non frequento salotti. Chi ha piacere di parlarmi mi viene a trovare a casa; tra libri e pile di carta».
Se dovesse vincere Conte, il Pd rischierebbe l’implosione?
«Non credo. Conte, avvertirà acuta la responsabilità di rappresentare tutti. Come fece, d’altra parte, nella sua ottima esperienza di governo con il PD».
Conte propone il voto on line per le primarie. Non si rischiano le infiltrazioni del Cremlino?
«Sono per la più larga partecipazione. Siamo in un mondo dove può succedere di tutto contro la trasparenza, la partecipazione e la democrazia. Fino a oggi, tuttavia, l’Italia ha sofferto più delle interferenze americane, rispetto a quelle russe».
Lei in una lettera al CorSera ha lanciato una proposta di mediazione sulla postura da tenere rispetto al conflitto tra Russia e Ucraina. Come si può coniugare la posizione del leader dei 5Stelle su Kiev con quella di larga parte del Pd che continua a predicare il sostegno con armi all’Ucraina?
«C’è il terreno di un impegno comune. Pace, tregua, trattativa, nuovo ruolo dell’Europa, sostegno all’Ucraina ma non per una guerra infinita, alla fine inevitabilmente atomica. Troveremo una posizione unitaria e limpida».
Matteo Renzi va coinvolto nella costruzione del centrosinistra anche se Conte non lo desidera?
«Conte ha chiesto garanzie. Dal suo punto di vista è comprensibile. Ma voglio essere ancora una volta chiaro: il nostro campo non può permettersi di porre veti a chicchessia. Renzi ha svolto una costante e intelligente opposizione alla Meloni. Qualcuno dice: ma porta solo il 2-3% di consensi e potrebbe farcene perdere di più. Non lo so. So, tuttavia, che una sua esclusione aprirebbe una polemica, un conflitto, dando un profilo inospitale al centro sinistra. E so, che questo profilo ci danneggerebbe molto sul piano elettorale».
A proposito di centro del centrosinistra: è vero che c’è lei dietro Alessandro Onorato e il suo Progetto Civico?
«Guardi, stare dietro ad Alessandro Onorato è impossibile. È autonomo, inventivo, creativo e rapidissimo. Agisce insieme a Enzo Maraio, il brillante segretario dei socialisti italiani. Sono totalmente autonomi. A me sembrano energie preziose. Mi sono limitato a dare questo giudizio, che confermo, nell’ambito di uno schema politico di allargamento che perseguo da sempre e sulla base di un giudizio assai positivo delle loro personalità».
