C’erano una volta i riformisti. Dopo Prodi provarono a convincere la sinistra che per governare servisse un programma, non un megafono. Li hanno accompagnati all’uscita. E la piazza rossa di oggi non è soltanto una manifestazione: sono le prove generali dell’Italia che preparano se tornassero al potere. Occupazioni promosse a politiche abitative, proprietà privata ridotta a un’opinione, libertà concessa a patto di pensarla come il comitato centrale. Slogan: «Liberi tutti, ma con il permesso nostro».
La destra tenta di tenere in piedi lo Stato liberale? Per opporvisi, questa sinistra pare pronta a demolirne le fondamenta. Pronuncia «diritti» e balbetta davanti al burqa; ha combattuto i crocifissi nelle scuole in nome della laicità, ma quando entrano in scena le pretese della legge coranica si scopre improvvisamente tollerante. Il pluralismo diventa così un senso unico. Francia e Gran Bretagna hanno già proiettato il trailer. Da noi oggi si gira il film.
E il cast parla da solo: Ilaria Salis, Soumahoro, Youssef Siher, fermato e poi liberato da una giudice firmataria di
un appello per Gaza, che Lucano vorrebbe candidato con Avs. Non è un processo alle persone, ma ai simboli: la sinistra si trasforma proprio in ciò che per trent’anni ha combattuto, l’autoritarismo. Dalla Cina importa l’obbedienza, dall’Iran il divieto, da casa nostra mette le tasse. E chiama questa miscela «libertà». Oggi in piazza fanno le prove. Domani vorrebbero presentarci il conto.
