A Venezia l’immigrazione ha cambiato radicalmente il volto della città. Alla fine del 2025 il Comune contava circa 43mila residenti stranieri su 251mila abitanti, 37mila solo sulla Terraferma. E dentro questi numeri c’è una comunità che, più di altre, racconta tale cambiamento: quella bengalese, ormai sopra quota 10mila e concentrata soprattutto tra Mestre centro e Marghera, dove risiede circa l’80% del totale. Prima il lavoro, poi le reti familiari e professionali, quindi le attività commerciali e, oggi, i luoghi di culto. È la parabola di una comunità che nel giro di pochi anni ha messo radici profonde nel territorio.
Proprio a Marghera, infatti, ha sede Fincantieri, colosso dell’industria navale che opera in larga parte attraverso un sistema di appalti e subappalti. Molti dei lavoratori impiegati nelle ditte appaltatrici sono immigrati e una quota consistente proviene dal Bangladesh. La cantieristica, d’altronde, richiede una grande quantità di manodopera e il sistema degli appalti consente alle imprese di reperirla attraverso una filiera molto frammentata.
Nel tempo si sono create reti migratorie e professionali, dando vita a un circolo vizioso che ha portato a raggiungere i numeri attuali. Secondo un rapporto della Cisl dello scorso ottobre, tra il 2008 e il 2024 le assunzioni di lavoratori bengalesi sono passate da poco più di 2mila a circa 9mila. Una crescita impetuosa, soprattutto dopo la pandemia. Nel solo turismo si è passati dalle 1800 assunzioni del 2008 alle 6930 del 2024. Un’altra parte della comunità bengalese si è invece riversata nei locali sfitti, trasformandoli in minimarket, barbieri o money transfer. Via Piave, via Olivi, via Cappuccina: strade che un tempo rappresentavano il cuore del commercio cittadino oggi mostrano una presenza italiana sempre più residuale.
La crescita della comunità si legge anche nelle richieste di cittadinanza: dalle circa 40 domande a inizio anni duemila si è passati ora ad oltre 500 all’anno. Oggi, sono più di 3700 i bengalesi che hanno ottenuto la cittadinanza. Alcuni esponenti della comunità hanno costituito associazioni e centri culturali, come anche moschee camuffate. Solo tra Mestre e Marghera si trovano il Centro Culturale Islamico del Bangladesh, sul quale è stato aperto un fascicolo lo scorso aprile, il Centro culturale Al-Khair, il Centro Islamico di Venezia e Provincia, La Pace Bangla Mosque e la Mestre Old Jame Masjid. Solo la scorsa settimana l’amministrazione ha chiesto la chiusura di tre centri culturali rivelatisi abusivi: «O saranno sgomberati volontariamente, o si procederà con la demolizione coatta».
