Riccardo Molinari, la sua mozione presentata in vista del congresso della Lega ha avuto successo. Lei appoggia la linea del segretario Salvini. È riuscito ad unire il partito dopo mesi di - mi permetta - agitazione.
«La mozione ha raccolto un ampio consenso e indica le battaglie future per trasformare l’Italia in uno Stato federale, da sempre obiettivo della Lega. La questione settentrionale è nella nostra anima e non serve cambiare segretario: grazie alla Lega il governo ha già ottenuto risultati straordinari per il Nord. Penso agli investimenti sulle infrastrutture, all’autonomia differenziata, ferma da 25 anni, e al via libera agli schemi sul federalismo fiscale. Abbiamo posto anche il tema della Zes per il Nord, rispondendo alle richieste dei territori e degli amministratori, su cui Meloni ha espresso la volontà di dare risposte concrete».
La questione settentrionale esiste ancora?
«Certo. Resta un residuo fiscale di 130 miliardi l’anno assorbito dallo Stato centrale. Ma il punto non è Nord contro Sud: burocrazia e centralismo frenano le imprese settentrionali senza contribuire allo sviluppo del Mezzogiorno. Sono due questioni legate su cui la Lega lavora per superare ogni criticità. Anche questo spiega il successo della mozione».
Hanno firmato tutti, da Zaia a Fedriga. Come ha unito il Nord dopo tante polemiche?
«È la prova che molte polemiche sono state ingigantite dai media. Si parlava di un fronte di governatori e di un Nord contro Salvini, ma non è mai stato così. Chiedere attenzione per il Nord e sostenere federalismo e autonomia non significa schierarsi contro il segretario, ma esprimere un punto di vista sentito dai dirigenti e dai militanti. La mozione raccoglie richieste condivise per aiutare Salvini, non per sfidarlo».
Giorgetti non ha firmato. Ci è rimasto male?
«Sfatiamo questo mito: non esiste alcun problema Giorgetti. Ci sentiamo spessissimo. È impegnato con la manovra finanziaria e non gli ho nemmeno chiesto la firma: ha questioni più importanti di cui occuparsi. È una risorsa per la Lega e sta facendo un lavoro straordinario, restituendo credibilità internazionale al Paese».
Che cosa pensa della candidatura di Garavaglia contro Salvini?
«È un collega che stimo, eletto al Senato proprio nel mio territorio. Non ho motivo di dubitare che voglia aprire un confronto sui temi, non contro qualcuno. Mi auguro che il congresso renda la Lega più forte e unita. I veri avversari sono fuori dal partito. Dobbiamo marciare compatti verso i nostri obiettivi: per difendere il Nord serve coesione. Senza la Lega, a Roma nessuno si occuperebbe di federalismo, autonomia, territori e identità. È la battaglia che portiamo avanti da quando Bossi ha fondato il movimento».
