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Politica

«Servono fondi pubblici. E privati»

«Nel 2009 le domande di un alloggio saranno ancora più di oggi». Non ha dubbi Luciano Cecchi, presidente di Federcasa, l’associazione che raccoglie i 114 enti territoriali che gestiscono le case popolari. Perché anche «migliaia di famiglie del ceto medio non riescono più a pagare l’affitto. È vero che in Italia i proprietari di una casa sono la maggioranza, ma gli appartamenti in locazione sul mercato sono troppo pochi, e costano troppo».

Intanto già oggi 600mila famiglie sono in attesa di un aiuto, mentre 40mila alloggi sono occupati abusivamente.

«La situazione è ancora più difficile di quanto mostrano i numeri. Al Nord ci sono città dove la gestione del patrimonio riesce a essere efficiente, pur tra mille difficoltà. Penso a Milano, Firenze, Bologna. Il caso Torino potrebbe fare scuola in Europa: quasi un milione di abitanti, oltre 32mila case popolari, e appena un centinaio di abusivi. Poi vai allo Zen di Palermo, e scopri che il 60% degli inquilini sono irregolari. Meglio non andarci da soli in quel quartiere, comunque».

La domanda è scontata: che fare?

«La soluzione è una sola: nei quartieri ormai fuori controllo, dallo Zen a Scampia, bisogna spostare gli inquilini regolari altrove. Quindi radere al suolo i palazzoni bunker e ricostruire».

E dove si possono trovare i soldi?

«Sia chiaro, lo Stato da solo non può garantire una soluzione per tutte e 600mila le famiglie in graduatoria, oltre che per le migliaia di inquilini oggi costretti a vivere in condizioni di estremo degrado. Ma una ricetta esiste: mettere insieme capitali pubblici e privati».

E perché un privato dovrebbe costruire case destinate a chi non può permettersi di pagare un affitto?

«Perché in cambio avrebbe un incentivo a fare business. Le faccio un esempio concreto: il quartiere Lorenteggio a Milano è in un’ottima zona, strategica e prestigiosa. Se noi abbattiamo i vecchi palazzoni fatiscenti dell’Aler e diamo ai privati il compito di ricostruire, in cambio di una quota di appartamenti da dare ai più deboli, realizziamo un doppio miracolo. Cambiamo il volto di un quartiere degradato, e permettiamo a famiglie di diverse condizioni sociali di convivere nella stessa area. Così, anche in futuro, il quartiere non diventerà mai un ghetto».

Torniamo all’inizio: bisogna spostare le famiglie oneste dai ghetti. E gli abusivi?

«Chi è abusivo perché vive in condizioni disperate, va comunque aiutato. Ma negli alloggi popolari ci sono anche migliaia di criminali comuni, ladri e spacciatori. E per tutti questi la soluzione è ancora più semplice: il carcere».

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