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Meloni a Fenix: “A breve norma con numero massimo di studenti stranieri nelle classi e divieto del burqa. Parità tra uomo e donna non è negoziabile”

La premier all’evento di Gioventù nazionale: “Ai nostalgici del bollo faremo un conto corrente dedicato”. L’affondo a Schlein: “Dilla una cosa vera, se vuoi te le passo sottobanco”

Giorgia Meloni a Fenix. Domenica 20 Settembre. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse) Giorgia Meloni at Fenix. Sunday 20 September. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse)

La presidente del Consiglio e leader di FdI Giorgia Meloni, ha iniziato con tono scherzoso il suo intervento sul palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, formazione giovanile del suo partito. “So che ieri avete fatto tardi, e magari quando stamattina è suonata la sveglia avrete visto l’intervento della Meloni un po’ come l’interrogazione di matematica - ha sorriso Meloni parlando di sé in terza persona -. Se può consolarvi, io ieri notte stavo lavorando per essere all’altezza del compito, quindi vi beccate la Meloni...”.

“Grazie a tutti i militanti di Gioventù nazionale, di Azione universitaria, di Azione studentesca. A ogni singolo ragazzo, ragazza che ha riempito, che ha animato questa edizione meravigliosa di Fenix, della quale gli echi mi sono arrivati anche quando ero a migliaia di chilometri di distanza da qui”, ha detto la premier. “Una partecipazione straordinaria, un programma avvincente, dibattiti coraggiosi. Come coraggioso può permettersi di essere chi è fiero di quello che sta facendo. Non avete paura di nessuno, perché - ha aggiunto - è quello che è stato insegnato in questo mondo, in questo ambiente, ed è quello a cui avete saputo dare continuità. E allora io voglio dirvi oggi come sempre, ma oggi forse di più, forse ogni giorno di più, che sono immensamente fiera di voi”.

“Voi siete uno spettacolo che infiamma il cuore e siete una delle ragioni per le quali vale la pena di resistere, di perseverare, di fare politica”, ha aggiunto Meloni. “Diciamoci la verità, che cos’è alla fine la politica, quella vera, se non la pretesa ostinata, forse perfino irragionevole, alcuni direbbero addirittura velleitaria, che il nostro passaggio non sia inutile? Che qualche cosa dopo di noi sia migliore perché noi ci siamo stati, che qualcuno possa raccogliere quello che abbiamo avuto il coraggio di seminare quando non sapevamo se saremmo stati noi a raccogliere i frutti di quella semina, e che lo consideri un invito, forse addirittura una sfida, a fare ancora, a fare meglio. Ecco, voi siete quel qualcuno, voi siete quello che dà un senso”.

“In un tempo nel quale tutti vi dicono che dovete fondamentalmente apparire, voi avete scelto di appartenere. Sono due concetti molto diversi. Apparire è veloce, appartenere costa tempo e costa sacrificio. Apparire è possibile anche da soli, appartenere decisamente no. Apparire impone che tu sia visto, appartenere impone che tu ci sia e che tu ci sia soprattutto quando calano i riflettori”, ha affermato il presidente del Consiglio. “Tra apparire e appartenere non cambia una parola, cambia il modo di stare al mondo, cambia il modo di dare valore al proprio tempo, cambia il modo di costruire un rapporto con gli altri”, ha aggiunto Meloni, spiegando che “è lungo questa linea di frattura che passa molto del modo in cui la vostra generazione viene raccontata, viene rappresentata, viene soprattutto ingannata”. “Come se essere visibili significasse essere riconosciuti, come se raccogliere like significasse costruire legami, come se avere un pubblico fosse la stessa cosa che avere una comunità. Non è la stessa cosa - ha rimarcato -. Non è la stessa cosa perché quando hai una comunità c’è qualcuno disposto a dirti la verità, c’è qualcuno disposto a dirti la verità anche quando quella verità non è quello che vorresti sentire, anche se non è quello che tu vuoi, semplicemente perché ti fa bene sentire quella verità”.

“Per decenni, per colpa di un certo buonismo, la scuola italiana ha avuto paura di dire la verità. Vietato dire hai sbagliato, vietato dire questo non va bene, via discorrendo. Hanno tentato di convincerci che fosse questo il modo più giusto di educare, lo chiamavano rispetto, ma quella non è educazione e non è rispetto, è una menzogna”, ha detto la premier. “Una menzogna che un ragazzo molto spesso paga magari anni dopo, di fronte a un colloquio di lavoro, quando ormai è troppo tardi per recuperare. E guardate - ha aggiunto - che il conto salato non lo ha pagato chi aveva gli strumenti economici per trovare altrove quello che la scuola italiana non poteva garantire quando non lo garantivano ripetizioni di qualità, i corsi di eccellenza, le vacanze studio all’estero. No, il conto lo ha pagato chi per crescere, per affermarsi, poteva contare solo sulla scuola pubblica. E allora ve l’ho detto e lo ripeto, ve l’ho detto e lo ripeto, è stato questo il più grande fallimento del ’68. È stato questo il più grande fallimento di una rivoluzione che nasceva per costruire la scuola di tutti e per tutti e ha finito per produrre l’esatto contrario”.

Dopo un’interruzione per un malore nella platea, la premier ha continuato a parlare della scuola. “In Italia non deve esserci una scuola di serie A e una scuola di serie B. Non devono esistere scuole destinate ad alcuni e scuole precluse ad altri. I licei e gli istituti tecnici professionali sono i pilastri di un sistema che cresce solo se si tiene insieme”, ha detto. “Uguaglianza - ha rimarcato Meloni in un altro passaggio - significa garantire a tutti le stesse condizioni di partenza perché la competizione avvenga ad armi pari ma ha un senso proprio perché una competizione esiste. E allora il primo dovere della scuola è quello di valutare un ragazzo, insegnargli che il giudizio esiste, che gli errori servono per crescere e che l’educazione e il rispetto si fondano sulle regole e non sulla loro negazione. Ecco perché abbiamo restituito dignità al voto di condotta. Che adesso fa media e determina se vieni promosso o bocciato. Non lo abbiamo fatto perché ci piace punire qualcuno, ovviamente, non l’abbiamo fatto perché vogliamo costruire una scuola autoritaria ma l’abbiamo fatto perché il rispetto nei confronti di chi insegna, di chi vive con te la comunità scolastica, non è un dettaglio, è una delle prime cose serie che impari al mondo”.

“Sta per arrivare in Cdm un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, e introduce l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastco di imparare l’italiano, e introduce il divieto di burqa e hijab a scuola”. Lo ha detto la presidente del Consiglio e leader di FdI Giorgia Meloni, sul palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, formazione giovanile del suo partito. “Non esiste, non esiste, che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare”, ha aggiunto la premier. “A scuola si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile. Non lo è nelle nostre strade, non lo è nelle nostre scuole”, ha aggiunto.

Poi, le stoccate all’opposizone. “Ho sentito dire proprio in questi giorni alla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che la Meloni sull’università taglia e apre ai privati. Ora io voglio chiedere: Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero. Te te ne do io se vuoi. Dilla una ti prego! Te le passo io sotto banco. Perché pure noi qualcosa sbagliamo, ma una vera. Come facciamo ad aver tagliato sull’università, se oggi il fondo dei finanziamenti è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era 8,6? E se è vero che io non sono un fenomeno in matematica, ma lì ci arrivo. E guarda, non si può fare opposizione così su tutto. Cioè, è un dato statistico, che su 5.000 cose, una buona, la dobbiamo aver fatta. Una”.

Spazio anche per le elezioni dell’anno prossimo. “In un mondo nel quale vero e falso tenderanno a sovrapporsi sempre di più, quello che sei davvero, quello che hai fatto davvero, alla fine vincerà sempre. Gli algoritmi possono calunniarti, ma non possono sovrascriverti. E guardate, con cognizione di causa lo dico, alla vigilia di una campagna elettorale nella quale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte e un leader libero. Lo vedremo”, ha detto Meloni. “Non date automaticamente per buono nulla di quello che vedrete nei prossimi mesi e particolarmente nulla di quello che vedrete negli ultimi giorni prima del voto delle prossime elezioni politiche”, l’avvertimento della premier.

Al Laghetto dell’Eur si conclude Fenix, la festa di Gioventù nazionale, la giovanile di Fratelli d’Italia. La presidente del Consiglio, circondata dai ragazzi, canta con loro sul palco l’inno di Mameli. Segue un lungo applauso e un abbraccio con i militanti. Poi il coro: “Giorgia, Giorgia!” e i selfie.

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