È l’ultimissima diatriba di questo primo scorcio d’autunno della politica italiana. Da una parte Bruno Tabacci, democristiano di formazione, otto legislature alla Camera, presidente di Centro Democratico, ramoscello centrista del campo largo. Dall’altra Alessandro Onorato, un passato fra le fila del centrodestra, oggi assessore ai Grandi eventi di Roma e ideatore di Progetto Civico, contenitore nel segno del civismo che ambisce ad essere la quarta gamba della compagine progressista e che solo nell’ultimo anno è stato intervistato per ben 22 volte dai quotidiani.
La diatriba o contesa ruota attorno alla nuova legge elettorale, in queste ore in discussione alla Camera per il via libera definitivo. Ecco, lo Stabilicum prevede che un nuovo partito sia obbligato a raccogliere fino a 6 mila firme per collegio, per un totale di 450 mila firme.
Considerato che secondo l’ultimo sondaggio di Alessandra Ghisleri Progetto Civico è quotato attorno allo 0.8, dovrebbe raccogliere più firme dei voti che detiene. E qui subentra il fattore T che sta per Tabacci. Bussare alla porta dell’eterno Bruno è un grande classico della politica italiana. Nel 2018, per dire, Tabacci tolse dai guai i radicali di Emma Bonino. E più o meno la stessa cosa successe nel 2022 quando Tabacci agevolò la scissione di Luigi Di Maio che mise in campo la lista Impegno Civico. Insomma, corsi e ricorsi.
Questa volta però Bruno utilizza una formula cara all’ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro: «Io non ci sto». Si sente prese in giro. «È un problema che non mi riguarda» sbuffa con il Giornale. «Lo conosco da quando era ragazzo, si è montato la testa». È vero che ci sono stati dei contatti. Ma Tabacci, dunque, non ha alcuna intenzione di cedere il contrassegno: «È uno strumento nelle mani di Conte, teleguidato a sua volta da Goffredo Bettini. Quello che hanno in testa di fare è la cosa più distante dalla mia filosofia politica». Molto chiaro, molto netto, l’eterno Bruno. Che non si ferma, è un fiume in piena: «Dietro Onorato c’è Roma, non è un’operazione che mi interessa. Si occupassero della Capitale dove c’è molto da fare. Ha messo insieme La Vardera, l’ex pm Antonio Ingroia, io guardo ad altro». A chi? «Bruno» guarda al soggetto politico che nascerà il prossimo 10 ottobre all’Eur, capitanato da Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli: «Si tratta di due persone che stimo e in cui credo. Quella sì che è una proposta seria».
