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Tajani si scusa e smonta le accuse della sinistra: “Mai offeso le donne”

Il vicepremier chiarisce dopo le polemiche sulla frase pronunciata a Formello e rilanciata in maniera strumentale dalla sinistra

Antonio Tajani si scusa e respinge con fermezza l’accusa di voler offendere le donne. Da New York, a margine dell’Assemblea dell’Onu, il ministro degli Esteri interviene sulle polemiche delle ultime quarantotto ore per le parole pronunciate alla kermesse Itaca di Formello: “Mi scuso se delle persone si sono sentite offese da quello che ho detto, ma io non ho mai pensato di offendere le donne, non l’ho mai fatto in vita mia né nella vita privata né nella vita pubblica”.

Il vicepremier accompagna il chiarimento con un riferimento alle proprie scelte alla Farnesina: “Faccio un esempio per tutti: proprio a difesa del diritto delle donne ho nominato e ho voluto nominare ambasciatore in Iran e ambasciatore in Afghanistan due donne proprio per dare un segnale molto chiaro che in tutto il mondo non si possono calpestare i diritti delle donne”. Un richiamo ai fatti, dunque, dopo che un paragone uscito male era diventato il bersaglio dell’opposizione.

Tutto nasce dall’intervento di venerdì alla manifestazione organizzata da Giuseppe Cangemi. Tajani aveva immaginato di dover consigliare al figlio quale ragazza sposare: “Una ragazza magari affascinante?”. Quindi aveva aggiunto: “Sì certo, con una ragazza affascinante è bello sposarsi. Ma che carattere ha?”. Da qui il confronto con una donna “meno appariscente ma più affidabile, più seria, che sarà una buona madre di famiglia, che terrà fede all’amore che conferma con il matrimonio”, fino alla conclusione: “E allora io a mio figlio dico: scegli la seconda...”. Nello stesso ragionamento, il ministro aveva contrapposto la donna “affascinante però magari ti tradisce” a quella “carina, ma magari meno vistosa” che “garantisce la stabilità della casa, della famiglia”.

Un esempio forse infelice, sul quale si può discutere senza trasformarlo in un manifesto contro l’emancipazione femminile. E la misura, quando si presenta l’occasione di colpire un esponente del governo, diventa subito merce rara. Ma il rigore reclamato da Pd & Co. nei confronti di Tajani dovrebbe diventare il metro anche quando la subordinazione femminile viene giustificata in nome della religione. Senza sconti culturali e senza il timore di disturbare qualche sensibilità.

Il cortocircuito riguarda quella parte del mondo progressista che si inchina all’islam, che rende omaggio a coloro che considerano le donne schiave. Tajani ha chiarito e si è scusato. Ai suoi accusatori resta una prova di coerenza: usare altrettanta fermezza verso l’integralismo islamista e chi considera le donne esseri da sottomettere.

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