La Ue rivede il calcolo del Pil: l'Italia è più ricca per decreto

Debutta un sistema di valutazione della crescita che aumenterà quella nazionale dell'1-2%. Nei bilanci le spese per ricerca e sviluppo passano tra gli investimenti

La Ue rivede il calcolo del Pil: l'Italia è più ricca per decreto

Milano - Si chiama Esa 2010, una sigla da «2001 Odissea nello spazio». Ma non ha nulla di inquietante. Anzi. Più che per l'azione balsamica del governo o grazie a un improvviso arcobaleno congiunturale, sarà merito di questo acronimo se l'Italia, a partire da settembre, uscirà dalle sabbie mobili della recessione. Il nostro Pil riceverà, secondo la Commissione Ue, una spinta supplementare stimata tra l'1 e il 2% dalla rivoluzione che Esa 2010 porterà dal prossimo autunno al sistema di compilazione dei bilanci in Europa. Sarà infatti sufficiente spostare gli investimenti in ricerca e sviluppo dalla casella delle spese (dunque, una passività) a quella degli investimenti, per avere immediati benefici contabili. Stessa sorte toccherà anche alle spese militari per nuove armi, alle merci lavorate all'estero e alle polizze assicurative.
Insomma, un artificio per abbellire i bilanci? Bruxelles la pensa diversamente, parlando di una correzione doverosa al sistema ancora in uso e ormai datato (risale al 1995), necessaria per stare al passo con le forti trasformazioni subite dall'economia negli ultimi anni sotto la spinta della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dei sempre più numerosi prodotti e servizi della proprietà intellettuale. In ogni caso, il nuovo modello pone fine a un'asimmetria: se gli Stati Uniti si sono da tempo lasciati alle spalle la crisi e hanno ingranato la marcia della crescita, non è solo merito della liquidità a basso costo garantita dalla Federal Reserve. È da tempo che Washington ha adottato questo sistema di calcolo. Il metodo ha dato ossigeno alla recovery Usa sotto forma di un apporto al Pil del 3,5% fra il 2010 e il 2012. D'altra parte, il peso della R&S non è certo marginale negli Stati Uniti (vale il 2,5% dell'intera ricchezza nazionale), mentre è decisamente inferiore in Italia (circa l'1,25% del Pil). Ecco perché, in base ai calcoli di Bruxelles, Esa 2010 garantirà un impulso più forte a quei Paesi (Finlandia e Svezia su tutti, vedi grafico) che hanno da sempre pigiato sul pedale dell'innovazione.
Classifiche a parte, è evidente che il nuovo sistema di contabilizzazione porterà, di riflesso, benefici non trascurabili anche al rapporto deficit-Pil (allentando il pericolo di incorrere in una procedura per disavanzo eccessivo) e debito-Pil. Un fatto non trascurabile: questi sono due fra i parametri-chiave usati dai mercati e dalle agenzie di rating per valutare la salute economica di un Paese. In prospettiva, calando il rischio-Paese, i tassi di interesse sui nostri Bond dovrebbero quindi scendere, con un effetto positivo sul livello di indebitamento. Il rovescio della medaglia è che questo «rimescolamento» potrebbe determinare cambiamenti sia nel versamento dei contributi al bilancio comunitario, sia nella distribuzione dei fondi strutturali. Ma questa è un'altra storia.
Resta però da vedere come i paladini del rigore reagiranno alle nuove regole. Per la verità, hanno forse altro a cui pensare. L'Europarlamento ha definitivamente messo nel mirino la Troika Ue-Bce-Fmi. A Strasburgo, il rapporto della commissione d'inchiesta sulla triade è un'arringa senza attenuanti: è opaca, non risponde democraticamente a nessuno, provoca gravi danni sociali, sbaglia politiche e non è capace di correggere i propri errori. Quanto basta per chiudere il dossier con una richiesta: i meccanismi europei anti-crisi vanno rimessi sotto l'ala della politica. Come dire: la Troika va commissariata. Per chi ha messo sotto tutela Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro, una curiosa legge del contrappasso.

Commenti