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Letteratura

Stephen King, ecco tutti i mostri nascosti nel suo archivio

Caroline Blicks, professoressa dell’Università del Maine, ha studiato manoscritti, bozze e inediti dal “re” del brivido. Ecco cosa ha scoperto…

Lavoro da paura: pagati per guardare 13 film di Stephen King

Stephen King è sempre stato uno scrittore meticoloso e preciso. Capace di cesellare le sue opere con cura. Al contrario di molti altri autori di bestseller, non ha mai nascosto i segreti del suo lavoro ma anzi li ha condivisi con i lettori, raccontando la lavorazione dei suoi romanzi e dei suoi racconti in prefazioni e postfazioni ai suoi libri e in scritti autobiografici come On Writing (2000) e Danse Macabre !981) dove ha esaminato il suo laboratorio di scrittura. Nello sviluppo delle sue storie si mescolano letture di libri, visioni cinematografiche ed elementi personali della sua vita che hanno scatenato la sua immaginazione.

I suoi lettori sanno benissimo che Stephen King non ha nessun ricordo sulla lavorazione di un solo libro: Cujo. Fu scritto in un periodo particolarmente oscuro e frenetico della sua esistenza. Sanno che lo scrittore del Maine non ha potuto neanche nascondersi adeguatamente dietro lo pseudonimo di Richard Bachman perché uno scrupoloso bibliotecario scoprì il suo segreto e l’obbligò a gettare la maschera. Ma come si sono ampliati e ridotti durante la loro lavorazione alcuni dei maggiori successi di King? Quando nel 1990 il grande narratore americano decise di ripubblicare L’ombra dello scorpione nella sua versione integrale che comportava ben 400 pagine in più rispetto a quella edita nel 1978, il pubblico si accorse che la sua non era stata la scelta narcisista di un autore arrivato al massimo del successo che voleva prendersi la sua rivincita rispetto a chi lo aveva obbligato a ridurre le pagine del libro. Stephen King è sempre stato un narratore disposto al dialogo che ha accettato i consigli degli editor e dei redattori, ben consapevole del valore delle sue opere e che il lavoro redazionale poteva spesso migliorare le sue opere. In alcuni casi lui stesso si è sentito in dovere di riscrivere e sistemare a distanza di tempo opere come per L’ultimo cavaliere, per adeguarlo agli sviluppi subiti dalla saga della Torre Nera...

Preziosissimo per capire certi suoi percorsi editoriali è il volume I segreti di Stephen King (Sperling and Kupfer) di Caroline Bicks, un libro che reca un sottotitolo esplicativo: «Manoscritti e versioni inedite dello scrittore che ha cambiato l’immaginario contemporaneo», anche se sicuramente più affascinante è il titolo originale dell’opera: «Monsters in the Archives: My Year of Fear with Stephen King» (letteralmente «Mostri negli Archivi: il mio anno di paura con Stephen King»). La studiosa si è trovata per la prima volta a misurare la sua paura e la sua competenza con le creature di King e le mutazioni che avevano subito nel tempo, prendendo in esame le varie stesure di opere come Shining, Carrie, Le notti di Salem, A volte ritornano.

Caroline, dopo avere studiato per anni William Shakespeare, ha avuto l’opportunità di ricevere la cattedra presso l’Università del Maine intitolata al suo studente più famoso: Stephen King. Questo le ha permesso prima di incontrare assieme ai suoi studenti lo scrittore assistendo a un lungo dialogo con loro dove gli suggerito di «Leggere molto. E mettersi a scrivere, ogni giorno, senza aspettare l’ispirazione della Musa». Ma ha anche raccontato ai ragazzi «che lui stesso trascorreva tutte le mattine a scrivere, e che faceva una passeggiata tutti i pomeriggi, e che spesso era proprio durante queste passeggiate che le soluzioni ai problemi incontrati si presentavano da sole». In seguito la studiosa ha goduto di un intero anno sabbatico in cui le è stato dato accesso completo ai manoscritti, dattiloscritti, bozze e appunti di King raccolti in un mastodontico archivio adiacente alla sua casa vittoriana di Bangor. Qui Caroline Bricks ha seguito l’evoluzione letteraria del maestro del brivido. Il lavoro di scrittura e riscrittura è sempre stato fondamentale per King. Alcune di queste modifiche redazionali sono decisamente rilevanti e risultano di grande interesse per i suoi fans, «altre sono più puntuali, ma affascinanti per chi ama riflettere su come le parole, quando vengono scelte e usate in modo strategico, creino effetti reali e influenzino i nostri sensi». Il grande narratore ammette: «La storia è importante, ma la scena lo è di più. Tutti i sensi devono essere aperti». E, per lui, «sono le parole a creare questi effetti somatizzati... Quando riscrivo, devo essere consapevole delle ripetizioni di parole e delle rime non intenzionali, di tutto ciò che risuonerà nell’orecchio del lettore». Come sottolinea la Bricks «Le parole contano. Conta come suonano. Tutti i sensi devono essere aperti». Immaginando così di scrivere un saggio dalla sua esperienza, la studiosa ha pensato che fosse «un modo per scoprire qualcosa di nuovo sul processo creativo di King e per imparare di più sulle mie paure più profonde. Ero convinta che leggendo le prime versioni scritte da King dei mostri e dei momenti che più mi spaventavano da bambina, e ricostruendo il modo in cui li aveva sviluppati, sarei stata in grado di capire come e perché fossero riusciti a entrarmi nella testa, e magari anche di allentare la presa che ancora avevano su di me». Ma non si può razionalizzare la paura né il suo tortuoso percorso; come ben sanno coloro che amano il «re».

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