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Letteratura

“Così l’estrema sinistra alimenta l’antisemitismo”

La giornalista francese Nora Bussigny, di origine marocchina, si è infiltrata nei movimenti femministi e pro Pal e nei campus e racconta come, dopo i massacri del 7 ottobre, si siano radicalizzati in senso anti israeliano

Nora Bussigny

Per un anno Nora Bussigny, giovane giornalista francese di origine marocchina, si è infiltrata nei gruppi dell’estrema sinistra fra Parigi, Tolosa, Strasburgo, la Columbia e Bruxelles e, sotto copertura, ha indagato che cosa sia successo dopo i massacri del 7 ottobre 2023 compiuti da Hamas. Ne è nato I nuovi antisemiti. Inchiesta di un’infiltrata nelle fila dell’ultrasinistra, che in Francia ha venduto trentamila copie e ora esce in Italia per l’editore Seferottobre. Nora Bussigny lo presenterà domani a Pordenonelegge con l’ex Primo ministro Manuel Valls, che firma la prefazione. Vale la pena ricordare che Valls è da sempre uomo di sinistra, socialista legato all’ex presidente Hollande.

Nora Bussigny, come è nata l’inchiesta?

«Per il mio libro precedente, Les Nouveaux Inquisiteurs, mi ero infiltrata negli ambienti femministi e Lgbt; così, dopo il 7 ottobre, ho ripreso i vecchi account per vedere le reazioni al massacro e sono rimasta sconvolta: femministe che affermavano che finalmente il colonizzato aveva reagito al colonizzatore... C’era un antisemitismo evidente. Perciò ho voluto indagare come organizzazioni dai propositi lodevoli possano prendere una deriva legata al terrorismo».

Di quale sinistra parliamo?

«Quella estrema, in politica rappresentata da France Insoumise. Ha legami con varie associazioni fra cui Samidoun, una rete con una facciata di solidarietà, ma che è legata al Fronte popolare per la liberazione della Palestina, organizzazione dichiarata terroristica dall’Unione europea; infatti negli Usa Samidoun è illegale. Ho lavorato sotto copertura per Samidoun e vari collettivi».

Come si è infiltrata?

«Ho creato falsi profili e mi sono proposta per aiutare e partecipare alle manifestazioni e ai gruppi di discussione e di formazione. E poi sono stata in varie università, fra cui Sciences Po, Bruxelles e la Columbia. Quello che mostro è come una naturale empatia per il popolo palestinese possa trasformarsi in una radicalizzazione con propositi totalmente antisemiti. Per esempio ho collaborato a una associazione che voleva modificare le pagine di Wikipedia, sostenendo che, come le banche e i media, fosse controllata dai sionisti...».

Come hanno reagito i gruppi femministi agli stupri del 7 ottobre?

«Il movimento femminista si è diviso. In Francia, una bambina ebrea di 12 anni è stata violentata, nel nome della difesa della Palestina, e le organizzazioni femministe non le hanno espresso sostegno. Il problema è che, dopo il 7 ottobre, organizzazioni come Samidoun e agenti della Repubblica islamica dell’Iran hanno cominciato a infiltrarsi nei movimenti femministi, per influenzarli con propositi antisemiti; infatti, fin dalla manifestazione del 25 novembre 2023, le donne ebree e iraniane hanno avuto bisogno di essere protette durante i cortei. Un paradosso: le donne manifestavano contro la violenza sulle donne e assistevano ad aggressioni verso altre donne».

Come unire istanze così diverse?

«Il concetto di intersezionalità spiega come una persona possa subire discriminazioni in diversi modi e apre la porta a una gerarchia fra di esse. Dopo il 7 ottobre, il movimento che in Francia si definisce decoloniale ha utilizzato questa griglia interpretativa, perciò una femminista non crede che una donna ebrea possa essere una vittima, perché è una colonizzatrice; Hamas invece è palestinese, quindi un colonizzato e, perciò, non può essere un oppressore».

E nelle università?

«Ho constatato i legami con le associazioni estremiste, come Students for Justice in Palestine, che dopo il 7 ottobre alla Columbia pubblica un testo di sostegno ad Hamas. È la loro presenza ad avere alimentato le rivolte violente a Sciences Po. Ho scoperto che questo collettivo proponeva di fare liste dei professori e degli studenti che non avessero preso una posizione chiara sulla Palestina».

Il caso che l’ha più sconvolta?

«All’Université libre di Bruxelles si è verificata una vera caccia all’ebreo, con insulti, violenza fisica verso gli studenti e svastiche sui muri. Nel 2025, a Strasburgo, dove c’è un’ampia comunità ebraica, la sindaca ecologista e femminista è stata attaccata per il gemellaggio con una città israeliana; ho partecipato a una manifestazione, un sabato all’ora di pranzo, quando è stato assalito un Mc Donald’s, che è ritenuto un complice dei sionisti: è stata un’azione molto violenta, dentro c’erano famiglie che mangiavano, e noi attivisti gridavamo: «State mangiando la carne dei bambini palestinesi. I piccoli erano terrorizzati».

Qual è l’obiettivo di questo legame trasversale?

«Le presidenziali del 2027, le prime in cui voterà la generazione Z. L’estrema sinistra vuole usare il movimento anti israeliano per conquistare elettori. Del resto, i giovani sono molto corteggiati anche dall’estrema destra, che ha un legame storico con l’antisemitismo. Sarà un punto di svolta per la Francia, e anche per l’Europa».

L’antisemitismo è una specie di collante fra diversi gruppi?

«L’estrema sinistra è molto divisa: ci sono gli ecologisti, gli antirazzisti, le femministe, i movimenti Lgbt, gli antifascisti, gli anti polizia e gli anti islamofobia... Non sono mai riusciti a compattarsi. Orwell ha spiegato bene come trovare un nemico comune sia un modo per federare chi è diviso: ecco, il nemico comune è la figura dell’ebreo».

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