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Letteratura

Guénon e la ricerca di un'unica Tradizione

Guénon sviluppò questa critica in opere come La crisi del mondo moderno e Il Regno della quantità e i segni dei tempi, nelle quali emerge come alcune civiltà avrebbero conservato più a lungo un rapporto con quei principi ormai marginalizzati o perduti in Europa

La profezia di Guénon sulla rovina occidentale

La formazione di René Guénon (1886 -1951) seguì un itinerario complesso. Dopo aver intrapreso gli studi matematici, che non portò a compimento, si avvicinò agli ambienti esoterici parigini e, con la conversione all’islam, orientò la propria ricerca verso l’individuazione di un principio comune alle diverse tradizioni. Questa scelta lo portò, nel 1930, a lasciare l’Europa e a trasferirsi al Cairo, dove si dedicò allo studio dell’arabo, del sufismo e delle tradizioni orientali. Grazie a tale traiettoria elaborò l’idea di una Tradizione originaria, un principio comune alle diverse forme religiose e sapienziali, al di là delle differenze storiche e culturali. Un’unità che si sarebbe progressivamente eclissata con il prevalere della dimensione materiale su quella spirituale. La civiltà moderna rappresenterebbe infatti un’anomalia, perché al progresso scientifico e tecnico non sarebbe corrisposta una analoga crescita intellettuale e spirituale.

Guénon sviluppò questa critica in opere come La crisi del mondo moderno e Il Regno della quantità e i segni dei tempi, nelle quali emerge come alcune civiltà avrebbero conservato più a lungo un rapporto con quei principi ormai marginalizzati o perduti in Europa. La metafisica orientale (Adelphi lo aveva edito nel 2022 nei «Microgrammi», collana in cui lo ripropone dopo che era andato esaurito), nata come conferenza alla Sorbona nel 1925, non indica, come il titolo potrebbe suggerire, un sapere limitato a una parte del mondo, ma una dimensione universale della conoscenza fondata sulla possibilità di accedere a principi superiori alla realtà individuale e sensibile che alcune tradizioni avrebbero preservato. La metafisica riguarderebbe ciò che egli definisce l’«inesprimibile», una realtà superiore alla conoscenza razionale, alla quale le diverse tradizioni rimanderebbero, poiché «la Verità è una». In questo senso, La metafisica orientale, se da una parte condensa il nucleo del suo progetto intellettuale e ne mostra l’ambizione, vale a dire individuare una dimensione comune alle diverse tradizioni, dall’altra scopre anche il nodo problematico del suo pensiero, fondato su una critica radicale della modernità e su una visione fortemente asimmetrica del rapporto tra Oriente e Occidente.

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