La silloge di versi di Lucio Mariani (Il sandalo di Empedocle, Crocetti, pagg. 106, euro 12,50) può considerarsi la conclusione del suo cammino di poeta innamorato della poesia. Fra i suoi caratteri essenziali, innanzitutto la sensualità del lessico: si direbbe che lautore assapori le sue parole; la tendenza al comporre a lungo e sonoro; lispirazione alta e grave, che a volte rischia lenfasi; lardire di chi vuole tentare tutte le strade della composizione letteraria, il compianto, gli affetti, lerotismo, la satira e lindignazione politica, e persino la mitologia: cioè lintera gamma delle emozioni e dei pensieri di cui lhomo erectus e riflessivo sia capace con la sua psiche. Queste poesie offrono occasioni di ammirato consenso e commozione: su tutte il poemetto, già noto da precedenti sillogi, Malia e compianto (per la morte della sorella Emilia). Splendidi i versi: «Sorella peregrina, eco incantata di parville damore/ sorella della ferma alleanza, del perdono/ sorella del friabile riso, filo e scudo al tuo sangue./ Salve regina, deriva di cristallo cortese ai legni gravi/ misericorde a scatole perdute nellimmobile mare». E questi: «Salve regina, oramai ripassiamo i capitoli ascoltando/ i racconti di donne che ti furono vicine e che restano/ adesso tuoi frammenti, le voci frantumate dei miei lari./ Forse una notte, prima chio finisca, Persefone/ ci ammetterà a un incontro nella luce del sogno, anche/ senza donare rami doro. La dea sa che labbiamo meritato». Ho sempre espresso a Mariani la mia preferenza per le sue poesie brevi. Qui Il gesto è un esempio molto bello di brevitas evocatrice: «Adesso, ancora mi sorprende/ il marinaio che ripetendo il gesto da millenni/ salza in mezzo alla barca appena il primo sole/ di una qualunque Delo gli accarezza la spalla/ fa un pezzo di bravura contro il cielo/ e accupola la rete che si smorza lentissima/ sullonda e in trasparenza affonda/ verso le mete di pescame e dalghe,/ verso le udienze delle pie sirene». A volte mi sono spinto fino a un amichevole alterco con lui sulla maggiore efficacia di alcuni componimenti quasi minimalisti. Per esempio la conclusione di Per conto terzi: «Viviamo delle assenze e nei ricordi di alleati dispersi/ del miglio/ al canarino, dellosso al cane, dellacqua al gelsomino./ E va di lusso/ se fitti ci impegniamo a commentare i delitti del mondo/ di malo buzzo e basso il bianco niffo/ fra attenzioni al prezzemolo e al merluzzo. Se volete,/ può dirsi che viviamo». E, quasi teneramente domenicale Fuori dal tempo: «... tante volte/ per romper lassedio della vita/ ci siamo cercati le dita/ ed altre cento volte/ le intrecciammo/ al guardarci negli occhi/ sul tavolino della trattoria/ nella lite dei polsi coi bicchieri./ Tu sai quanto/ ci tenemmo per mano/ amore mio/ dopo esserci presi/ mentre la luna ci spiava, bianca./ E dappertutto poi ci siamo arresi/ alle richieste del nostro silenzio,/ vacanza delle voci/ che resta custodia ancora adesso/ come prezioso arcano/...».
Ma ha ragione Mariani, quando accampa, come vittoria del suo «poetare alto», la poesia La morte del farista: «Tutta una vita spesa dentro al faro/ a sondare i confini del silenzio/ sulla Punta Maestra,/ ieri si è consumato alla corolla/ piccolo eroe della manutenzione/ che ha montato la guardia/ ad un raggio di luce e ai suoi cristalli/ da tenere puliti come stelle,/... Con lui sè spento locchio della notte,/ la sua arte paziente e elementare,/ ostinata a sconfiggere la sorte./ Ne è testimone il mare».Lucio Mariani, emozioni da assaporare
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