Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:15
In evidenzaAggiornato alle ore 10:15
Magistratura

Il presidente del tribunale di Roma difende il giudice di Ranucci: “Indipendente e imparziale. Assegnazione regolare”

Il percorso giudiziario di Donatella Casari fa discutere e il fatto che le sia stato assegnato il ricorso d’urgenza presentato dall’ex conduttore di Report ha sollevato una polemica

Scende in campo direttamente il presidente del tribunale di Roma, Lorenzo Pontecorvo, a difesa della giudice Donatella Casari. E lo fa dopo il caso sollevato dal Giornale sull’assegnazione alla magistrata del ricorso d’urgenza presentato da Sigfrido Ranucci contro la Rai.

Un intervento formale, affidato a un comunicato stampa diffuso questa mattina, nel quale Pontecorvo affronta entrambi i punti finiti al centro delle polemiche: il criterio con cui il fascicolo è arrivato sul tavolo di Casari e i precedenti giudiziari della giudice.

Il presidente del tribunale parte dagli articoli pubblicati in questi giorni. Scrive che «recenti articoli di stampa, contenenti anche dichiarazioni di esponenti politici», avrebbero adombrato «con maggiore o minore evidenza, una presunta carenza di trasparenza nell’assegnazione del ricorso» presentato da Ranucci.

Poi affronta direttamente le critiche rivolte alla giudice. Secondo Pontecorvo, alcuni organi di stampa attribuirebbero a Casari «non meglio precisati pregiudizi» ricavati da decisioni assunte in precedenti procedimenti. Procedimenti che, sottolinea il presidente, non sarebbero comparabili con quello che oppone oggi Ranucci alla Rai «né per natura e oggetto né per le parti coinvolte».

È a questo punto che arriva la solidarietà personale e istituzionale del presidente del tribunale: «Come già in precedenti occasioni, esprimo il mio sostegno alla dottoressa Casari», scrive Pontecorvo, definendola una magistrata che «dimostra quotidianamente indipendenza, imparzialità ed equilibrio, oltre a una solida preparazione».

E poi spiga come il fascicolo Ranucci sia stato assegnato a Casari. Il presidente Pontecorvo afferma che «l’assegnazione del fascicolo relativo alla controversia promossa da Sigfrido Ranucci è avvenuta nel rispetto delle analitiche disposizioni tabellari vigenti da anni», precisando che tali regole operano «mediante meccanismi automatici» e assicurano il rispetto del «principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge».

Una risposta netta, dunque, sul meccanismo di assegnazione. Che tuttavia non modifica il dato dal quale era partita l’attenzione del Giornale: il curriculum giudiziario della magistrata chiamata ora a decidere sul futuro professionale dell’ex conduttore di Report.

Casari ha fatto parte, insieme alle giudici Maria Teresa Cialoni e Valeria Cerulli, del collegio del tribunale dei ministri che si è occupato del caso del generale libico Osama Almasri e che ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro della Giustizia Carlo Nordio, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

E non è l’unico precedente ricostruito dal Giornale. Casari faceva parte anche del collegio del tribunale dei ministri che esaminò le denunce relative alla gestione della pandemia nei confronti dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza. In quel procedimento il collegio accolse la richiesta di archiviazione formulata dalla procura di Roma.

Due vicende giudiziarie profondamente diverse da quella che oggi oppone Ranucci alla Rai, come puntualizza lo stesso Pontecorvo. Ed è altrettanto evidente che le decisioni del tribunale dei ministri furono decisioni collegiali, non provvedimenti adottati dalla sola Casari.

Il punto giornalistico, però, resta quello raccontato in questi giorni: ricostruire il percorso professionale e giudiziario del magistrato al quale è stato affidato un procedimento di forte rilevanza pubblica. Non significa anticiparne la decisione né attribuirgli orientamenti sulla base di procedimenti diversi.

Sul ricorso di Ranucci, del resto, Casari non ha ancora deciso. Nell’udienza di venerdì ha ritenuto il procedimento cautelare sufficientemente istruito, si è riservata e ha concesso alle parti fino al 30 settembre per depositare le proprie note. Ranucci chiede di essere reintegrato alla conduzione di Report dopo la decisione della Rai di rimuoverlo dal programma.

Ora, mentre si attende il provvedimento della giudice, sul caso è intervenuto il vertice stesso del tribunale di Roma. E lo ha fatto mettendo agli atti due affermazioni precise: piena fiducia nella magistrata e piena regolarità dell’assegnazione del fascicolo.