Si può chiamare «Effetto Ranucci» quello che ha investito le toghe in queste ore. Le correnti della magistratura, infatti, non si immolano al fianco della collega Donatella Casari, portata alla ribalta da Il Giornale sull’assegnazione del fascicolo per dirimere il contenzioso tra Mr Report e la Rai. Dall’Anm trapela imbarazzo: «Ranucci è un caso dai contorni talmente poco chiari su cui non vogliamo esprimerci e ora è in mano alla procura di Roma, ma certamente non c’è la volontà di schierarsi», fa sapere Il Giornale una fonte interna all’associazione. Che aggiunge: «Ranucci oggi è kryptonite». Non c’è infatti alcuna nota a favore della toga da parte di Md o Area Dg, le due correnti di sinistra. La coincidenza tra il caso Almasri e il verdetto su Ranucci, affidato allo stesso giudice, mette la magistratura in una posizione delicata. Quasi di imbarazzo e autodifesa. L’Anm non si schiera quindi, come ci si sarebbe aspettato, pancia a terra in difesa di Casari, neo-presidente della sezione Lavoro del Tribunale di Roma (non ancora però insediatasi come tale), chiamata a decidere sul ricorso presentato da Ranucci contro la rimozione dalla conduzione di Report. Il Giornale ha raccontato la genesi dell’assegnazione del fascicolo a Casari, avvenuta dopo una sostituzione e pochi giorni dopo la sua nomina a presidente. Notizia che solleva dubbi in una parte del centrodestra sul giudice che, in passato, ha firmato con altre due colleghe la richiesta di incriminazione per i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano sul caso Almasri, il torturatore libico arrestato in Italia e rimpatriato con un volo di Stato. L’Anm stavolta mantiene il profilo basso. In attesa di capire se e come si muoverà il Csm sul caso Casari, il sindacato dei giudici affida alla sezione di Roma dell’associazione dei magistrati un commento di sostegno alla giudice. L’Anm di Roma accusa Il Giornale di «accostamenti impropri» e «affermazioni che dimostrano la scarsa conoscenza del meccanismo di assegnazione casuale dei procedimenti». E, nel ribadire la solidarietà alla giudice, denuncia «il grave malcostume sempre più grave e diffuso nell’informazione di etichettare politicamente i magistrati sulla base di presunte idee e opinioni e di attribuire a essere le decisioni sgradite, addirittura prima che la decisione sia assunta». Risulta però quantomeno degno di nota il basso profilo scelto dai vertici nazionali dell’associazione, solitamente molto più reattiva nel difendere i propri. Il presidente nazionale Anm Giuseppe Tango, interpellato da Il Giornale, rilascia una dichiarazione che però non affida alle agenzie e non riguardano l’attività giornalistica: «Solidarietà alla collega per gli attacchi ricevuti. Attacchi formulati nei confronti di una collega la cui unica responsabilità è di essere stata estratta a sorte, quale componente del Tribunale dei ministri. Aggiungo che la collega, giudice nella sezione lavoro da oltre 25 anni, si occupa del caso Ranucci-Rai in virtù di una assegnazione automatica a turnazione secondo il sistema tabellare. Sono certo che farà il suo mestiere con serietà, prendendo decisioni in scienza e coscienza, come è naturale che sia. Le pressioni e gli attacchi ricevuti dalla politica lasciano però profonda amarezza perché continuano a segnare un clima fatto di tensioni e aggressività». La stessa associazione che il 25 ottobre 2025 riconosceva, nella famosa assemblea di Roma, un tributo senza precedenti a Ranucci, ora lo scarica.
