“Molto forte”: con queste due parole il Noaa, il Servizio Meteorologico americo spiega quello che sarà il fenomeno di El Nino che è già ufficialmente sviluppato nell’Oceano Pacifico.”Si prevede che El Nino si intensificherà fino a raggiungere un livello moderato o forte in autunno. I meteorologi prevedono una probabilità del 63% che le temperature superficiali del mare superino i 2°C nella regione del Pacifico monitorata da El Nino”, spiegano gli esperti.
Cos’è El Nino
La Noaa spiega che con questo fenomeno che in spagnolo significa “ragazzino” avviene quando le temperature delle acque del Pacifico equatoriale sono superiori di almeno 0,5 °C alla media per diversi mesi consecutivi. Gli esperti della Noaa spiegano anche che El Nino si forma quando la cosiddetta “Circolazione di Walker”, ossia un massiccio flusso d'aria da est a ovest guidato dalle differenze di temperatura e pressione tra le calde acque occidentali e le fredde acque orientali dell'oceano, si interrompe. A quel punto, le acque più calde si spostano verso est, in direzione del Sud America.
Le proiezioni per l’Italia
Un fenomeno che si estende per migliaia di chilometri nell’oceano più grande del mondo, ossia il Pacifico, non ha conseguenze dirette soltanto nelle aree più vicine come Canada, Stati Uniti e tutto il Centro e Sud America. Nel dettaglio, per il nostro Paese gli effetti, che saranno evidenti soltanto a partire dai prossimi mesi, sono ancora incerti perché legati ad altri fattori climatici quali le temperature del nostro mare, il Mediterraneo, e la circolazione atmosferica sull’Oceano Atlantico.
In un’epoca dominata dal riscaldamento globale, El Nino potrebbe tradursi in ondate di calore più forti soprattutto nel 2027. È importante spiegare che le eventuali ondate di calore dall’Africa che potremmo registrare questa estate non saranno assolutamente legate a El Nino.
Gli effetti tipici
Ma cosa accade con El Nino, nel dettaglio? La Noaa spiega che venti più forti in quota tendono a sopprimere lo sviluppo di tempeste e uragani nell’Atlantico mentre venti più deboli tendono a favorire lo sviluppo di cicloni tropicali nei bacini del Pacifico centrale e orientale; negli Stati Uniti meridionali è più probabile che si verifichino condizioni meteorologiche più tempestose, con un aumento delle probabilità di pioggia e neve durante gli inverni con El Nino; il rischio di inondazioni dovute all'alta marea potrebbe aumentare in alcune zone degli Stati Uniti, soprattutto sulla costa occidentale.
Addirittura, si potrebbero verificare cambiamenti nelle migrazioni di pesci e altri organismi oceanici, con le specie di acque calde che si spostano verso nord mentre le specie di acque fredde si spostano ancora più a nord o in acque più profonde. Questi cambiamenti comportamentali hanno un impatto sulla crescita, la sopravvivenza e la riproduzione. Infine, in precedenti episodi di El Nino è stata favoriva la fioritura di alghe nocive sulla costa occidentale degli Usa.
"Non tutti gli El Niño sono uguali; ognuno è unico e lascia la propria impronta sul nostro clima", ha affermato Ken Graham, direttore del Servizio Meteorologico
Nazionale (NWS) della Noaa. "Il monitoraggio avanzato e una migliore comprensione dei modelli di El Niño consentono all'NWS di prevedere e preparare meglio il pubblico e i nostri partner principali a ciò che ci aspetta”.