Milano «smonta» l’etilometro L’esperto: sbaglia fino al 40%

Il test dell’etilometro con gli apparecchi che sono in uso comune sulle strade italiane, di cui sono dotate le forze dell’ordine, possono dare risultati scostati rispetto al dato ematico reale anche fino 40 per cento. Ne è convinto il noto tossicologo milanese, nonchè professore ordinario di tossicologia forense all’Università di Milano Franco Lodi. Insomma: se si viene fermati e si risulta positivi al test, ad esempio per il valore di 1 grammo per litro, potrebbe essere, invece, che il valore reale nel nostro sangue di alcol sia solo di 0,6 grammi per litro. Una percentuale, si capisce, che può senz’altro fare la differenza in quanto a conseguenze di legge. Perché si può, quindi, essere dichiarati in stato di ebbrezza quando invece, magari non lo si è o si può subire la confisca dell’auto oltre alla denuncia quando invece, probabilmente, questa non dovrebbe toccarci. Sottolinea il professor Lodi: «Quando si viene sottoposti a un test per misurare la quantità che abbiamo di alcol nel sangue, bisognerebbe che chi ci sottopone alla prova utilizzasse un gascromatografo con tecnica “spazio di testa”. Allora, solo in questo caso, potremmo essere sicuri del fatto che lo scostamento tra il dato reale e quello rilevato non potrebbe essere più dello 0,5 per cento. Insomma: si tratterebbe di un’informazione attendibile. Questo non accade, invece. E non solo per gli apparecchi portatili come quello che è in dotazione a chi esegue i rilievi sulle strade. Spesso e volentieri, infatti, questa macchina particolare, che peraltro ha un costo contenuto, di 30/40mila euro, non è nemmeno in dotazione degli ospedali. Che utilizzano altri metodi: parimenti non sempre affidabili». Il professore viene sempre più chiamato da avvocati e in fase di giudizio, nell’ambito di procedimenti che vedono imputate persone accusate di guida in stato di ebbrezza e le sue tesi vengono accolte da sempre più giudici. Lodi preferisce non fare numeri riguardo alla tendenza. Ma spiega che è così. Sempre più magistrati si rendono conto del fatto che le perizie del professor Lodi sono assolutamente sposabili. E i giudizi che ne conseguono sono spesso di assoluzione per l’imputato. Ma non finisce qui. Per Franco Lodi, infatti, anche il test antidroga che viene effettuato dopo l’alt intimato con la paletta delle forze dell’ordine può non essere davvero affidabile. Sottolinea il tossicologo: «La droga che si può rivelare in questi tipi di test può essere nell'organismo anche da quattro giorni. Questo non significa che la persona alla guida si sia drogata per poi mettersi al volante. Basti pensare che se si è consumatori abituali di droga, tracce della sostanza utilizzata le si può ritrovare nelle urine fino a 20 giorni dopo avere smesso di introdurla in organismo». Da non dimenticare che il professore è critico anche nei confronti dei test antidroga che ogni genitore può acquistare in farmacia per controllare il proprio figlio. A questo proposito il docente non ha dubbi: «Si tratta di test poco precisi» dice senza mezzi termini il professore, che aggiunge: «Innanzitutto perché non rilevano alcune tra le sostanze più diffuse come ad esempio la chetamina. E, poi, perché rischiano anche di mettere in ansia, senza motivo, i genitori. Può succedere, infatti, solo per fare un esempio, che un ragazzo che prende uno sciroppo per la tosse che contiene codeina risulti positivo al test dei morfinici. Questo può essere fuorviante ma anche pericoloso». Insomma la battaglia di Franco Lodi è chiara. Come lui stesso sentenzia: «È giusto avere la certezza della pena ma prima deve esserci la certezza del giudizio».

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti