Ecco la "colonna sonora" delle epidemie milanesi

Dall'opera firmata Ponchielli ai nuovi flash mob. Sulla peste c'è anche un pezzo di Giorgio Gaber

Ogni fatto della vita, volendo, ha la sua colonna sonora. Anche quelli collettivi, della società. Così capita pure in questi giorni. Anche musicisti, cantanti e compositori si sono sbizzarriti a «dire la loro» con le note o giù di lì, vedi la star nostrana della tastiera Giovanni Allevi, che ha fatto «un disegno musicale» (un tema da sviluppare?, ndr) dedicato all'Ospedale capitolino Spallanzani per il suo lavoro di ricerca; ogni lettera del nome dell'ente una nota precisa, da suonare. E ancora, tra esibizioni online e flash mob (come quello a Pavia della chitarrista Matilde Oppizzi diventato virale), uno degli ultimi in ordine di apparizione è anche quello del rapper Emis Killa da Vimercate: ha scritto e rilasciato un freestyle in cui con un testo affronta e racconta la situazione attuale. Il brano è stato condiviso coi fan attraverso un post pubblicato sul social Instagram. Ma è presto per vedere, sentire che cosa lascerà artisticamente parlando la pandemia di questo 2020 che passerà sicuramente alla storia. Invece, per quanto riguarda il passato, un elenco c'è. Ecco qualche caso emblematico. La musica al tempo della peste a Milano: periodi a dir poco terribili, correva l'anno 1576 - tra le prime - che ha fatto poi «fiorire» alcune opere, nell'immediato e anche dopo. Già, proprio così: pezzi che si possono ascoltare online, su Youtube o su Spotify a mo' di play-list.

Belle storie in note e autori che si sono dedicati, risultano anche legati alla figura dell'allora vescovo Carlo Borromeo, che non lasciò la città e rimase a confortare malati e moribondi. Più di cento anni dopo, Marc-Antoine Charpentier, musicista barocco e probabilmente uno dei massimi esponenti della musica sacra francese, dedicò all'avvenimento il brano «Pestis Mediolanesis H. 398» (https://www.youtube.com/watch?v=7_4lpEYb2Zg) che è stato rappresentato anche a MiTosettembre Musica. Altra pagina, musica maestro: quando si pronuncia il termine «peste» la mente corre pure alle vicende narrate da Alessandro Manzoni nel suo capolavoro I promessi sposi. Che in epoca di melodramma, diventerà un'opera di Amilcare Ponchielli, pure rappresentata al teatro Dal Verme nel 1872 (https://www.youtube.com/watch?v=ToloOtJRui4&list=RDToloOtJRui4&start_radio=1). Ci sono più meno tutti i personaggi, da Don Rodrigo e Renzo e Lucia. Ci sarà l'«orrida signora», la peste. Come del resto ci sarà nel lavoro musicato da un autore russo del Diciannovesimo secolo, forse un po' meno noto al grande pubblico, ma interessante: si tratta di Cezar Antonovic Kjui (1835-1918), critico, compositore e ingegnere militare, che fece parte del cosiddetto «Gruppo dei Cinque»: sua musicalmente parlando su parole di Puskin, l'opera drammatica «Il banchetto durante la peste». In questo caso, variazione sul tema: nel testo si narra dell'epidemia londinese. Non solo storia.

Dedicato al tema, nella capitale lombarda c'è perfino un festival delle arti che è arrivato alla seconda edizione, l'ultima è stata lo scorso novembre. Guarda caso si è svolta, si svolge in un luogo il cui nome è assai evocativo, in via Lazzaretto: nel 2019 tema al centro, una «Riflessione sul senso del tempo». Non poteva mancare la canzone. Un caso per tutti è il brano del cantautore Giorgio Gaber: «Un bacillo che saltella-che si muove un po' curioso-un battero negativo-un bacillo contagioso. Chiude: «Un bacillo a bastoncino-che ti entra nel cervello-un battero negativo-un bacillo a manganello»(https://www.youtube.com/watch?v=j8-c0gXLnM4).

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