Il nostro Pane Quotidiano

Ha compiuto 120 anni l'associazione laica che fornisce pasti ai poveri (quasi la metà italiani)

Marta Calcagno Baldini

C'è una coda che purtroppo è nota alla città. È quella che si forma ogni mattina dalle 9 alle 11 dal lunedì al sabato per 305 giorni all'anno. È composta dalle persone che si riforniscono dei generi alimentari e dei beni di conforto distribuiti da Pane Quotidiano, l'organizzazione laica, apolitica, apartitica e senza scopo di lucro che da 120 anni vuole assicurare cibo alle fasce più povere della popolazione. «Abito vicino al numero 28 di viale Toscana, dove c'è una delle due sedi di Pane Quotidiano- dice Alessandro Guerriero, il designer tra le varie attività anche tra i fondatori della scuola atipica ed estrema Tam Tam-. Vedo sempre le persone in fila che aspettano la loro razione di alimenti: ho proposto a Stefano Boeri di progettare un tetto per coprire le teste quando piove, ha accettato con entusiasmo». Per costruirlo si stanno cercando finanziamenti e «Buoni come il pane» è la mostra-progetto creata ad hoc per Pane Quotidiano: fino al 13 gennaio in Triennale si può vedere il lavoro di venti artisti e designer italiani di fama internazionale e dieci famosi chef. Il risultato sono venti manichini, che riprendono la fisionomia dei designer o degli chef, che portano sulle due mani altrettante interpretazioni del pane, da un lato di cucina e dall'altra di design. A completare l'esposizione anche una fotografia di Oliviero Toscani e i testi di una decina scrittori. Lo scorso 4 dicembre le sculture, autografate dagli autori, sono state assegnate con una lotteria. Il ricavato è andato a favore di Pane Quotidiano Artisti come Enzo Cucchi, Patrick Tuttofuoco, Nanda Vigo, e chef come Davide Longoni o Vittorio Fusari, scrittori come Marco Belpoliti, Lella Costa o Erri De Luca, sono esposti e visibili entrando nel corridoio centrale della Triennale nell'allestimento curato da Manuela Bertoli. «Questa mostra è il risultato di un anno e mezzo di lavoro ed è stata realizzata grazie al contributo gratuito di tutti». Esattamente come succede per chi fa il volontario nell'associazione Pane Quotidiano. Qui le giornate iniziano molto presto: «Dalle 5 andiamo a ritirare il pane in avanzo dai panifici industriali o grandi attività come Eataly, e da qualche piccolo panettiere della zona. Capita che ci vogliano a volte fino a 8 ore e più per raccoglierlo» dice Jean-Pierre, segretario del PQ. Con un elegante accento francese mi accompagna a visitare tutta la sede di viale Toscana (che esiste dal 1933, ed è appena stata ristrutturata, con un milione di euro «che stiamo ancora pagando». Se nel 1898 «Pane Quotidiano» aveva aperto in zona Porta Genova, ora c'è anche una sede in viale Monza 335). Lui da Grenoble è arrivato in Italia per amore, per anni ha lavorato alla gestione di un hotel di lusso: «Ad un certo punto l'hotel si è fermato per qualche mese per dei restauri e lavori importanti. Per non stare con le mani in mano mi sono avvicinato a Pane Quotidiano, e ho capito che lavorare per gli altri è impagabile. C'è un'umanità che dà energia». La coda ogni mattina davanti al cancello «è una nostra certezza». Perché «Pane Quotidiano» opera con un motto: «Sorella, fratello, qui nessuno ti domanderà chi sei, né perché hai bisogno, né quali sono le tue opinioni». Insomma, aggiunge Pierre: «a chiunque si presenti doniamo ciò che ci viene donato». Grandi aziende di ogni genere alimentare e non solo regalano a «Pane Quotidiano» i prodotti in scadenza, sempre con maggiore attenzione. «Prima i panettoni arrivavano a Pasqua, oggi le grandi marche ce ne forniscono già a Natale». Le persone che raggiungono Pane Quotidiano sono per il 35-40% italiani, arrivano da tutta Milano «con la 90» (l'autobus). Si aiutano 2600-3mila persone al giorno: pane anzitutto, ma anche frutta, verdura e altri generi alimentari, qualche altro prodotto per l'igiene o per la casa. Comunque ciò che si può trovare dipende esclusivamente dalle donazioni. I 30 volontari in viale Toscana e i 20 in viale Monza sanno quanto ci sia bisogno del loro aiuto: «Anche il 25 saremo qui a distribuire giochi e panettoni per i bambini» dice Luca, banchiere di professione che sceglie di fare il volontario al Pane Quotidiano per «stare a contatto con la verità: la vita è questa, tutti hanno una storia e spesso chi è in coda poi ce la racconta. È un distillato di umanità qui». Perché se è vero che nel motto si dice che «nessuno ti chiederà chi sei», è anche immediato vedere quanto siano le persone stesse che hanno bisogno di aprirsi per combattere la solitudine.

Come la signora Tina, 88 anni, che tutti i giorni viene da Pane Quotidiano. È del 1930, «15 giugno. Sono stata la prima atleta italiana di corpo libero. Stavo per partecipare alle olimpiadi, ma la mia famiglia non aveva i soldi per pagare le scarpe, la divisa e la trasferta. Ho dovuto rinunciare. Ma mi sono rifatta in seguito, diventando guida turistica di professione. Ho girato il mondo 7 volte». Prende le sue due buste piene di spesa, saluta, gira i tacchi e riparte verso la 90, due o tre fermate per tornare a casa.

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