"Salviamo le aziende, blocchiamo i mutui e le rate dei prestiti"

Il segretario di Confcommercio chiede al governo fondi per l'economia lombarda

Il presidente della Regione Attilio Fontana ha incontrato ieri i sindaci dei capoluoghi lombardi e il presidente di Anci Lombardia per portare al governo la richiesta di chiudere tutte le attività, a esclusione di farmacie e alimentari. E questo poche ore dopo la decisione del governo che con il premier Giuseppe Conte ha decretato l'Italia zona protetta.

Marco Barbieri, lei che è segretario generale di Unione Confcommercio Milano, Lodi Monza e Brianza, che ne pensa?

«L'obiettivo principale per tutti è affrontare l'emergenza sanitaria e tutelare la salute pubblica, poi ci sono le questioni economiche. Noi non abbiamo il potere, la competenza o gli strumenti per intervenire. Spetta al governo e alle Regioni trovare la soluzione migliore per sconfiggere il dilagare dell'epidemia».

E quindi?

«Chiudere tutti i negozi o chiuderli parzialmente? Non spetta certo a noi dirlo».

Cosa chiedete?

«Il nostro presidente Carlo Sangalli da tempo chiede all'esecutivo misure compensative rispetto agli oggettivi danni economici che le nostre imprese stanno subendo per i provvedimenti restrittivi. A livello nazionale si parla di 15 miliardi di euro a oggi, solo Milano incide per il 10 per cento sul Pil e la Lombardia per il 22 per cento».

Quali i settori più colpiti?

«La filiera del turismo che include gli alberghi, la ristorazione, lavoratori autonomi come le guide turistiche, i negozi. Il nostro ufficio studi ha già registrato per lo stesso periodo dello scorso anno, ovvero febbraio 2020 su febbraio 2019 un calo dell'80 per cento dell'indotto. Leggermente meglio il commercio che ha più che dimezzato il fatturato e i mercati rionali. Dati che dopo il decreto di domenica ha fatto e farà precipitare il fatturato ulteriormente».

Ora si chiede di chiudere tutti gli esercizi commerciali ad eccezione di farmacie e alimentari.

«Noi rappresentiamo le aziende dei settori del commercio, del turismo, dei servizi e delle professioni, ma anche del terziario, in cui rientrano anche teatri e musei privati e chiediamo l'estensione del fondo di integrazione salariale previsto per il settore del commercio, una specie di cassa integrazione, anche per le imprese con meno di 15 dipendenti. E così anche l'estensione della cassa integrazione prevista per i settori e dell'edilizia e dell'industria anche ai contratti del commercio».

Il fatto di aver prima dichiarato la Lombardia zona rossa e adesso addirittura tutta l'Italia, non prevede automaticamente l'estensione delle agevolazioni e delle indennità alle aziende?

«No, serve un nuovo provvedimento. Così come è già stato fatto per i lavoratori del Lodigiano, anche noi chiediamo l'indennizzo di 500 euro per i lavoratori autonomi che rappresentiamo. E aspettiamo anche l'arrivo dell'annunciata sospensione dei mutui e delle rate dei prestiti».

Per quanto riguarda il capitolo tributi?

«Chiediamo la sospensione dei tributi nazionali e locali per tutto il 2020».

Preoccupato?

«Davvero molto preoccupato, i 7,3 miliardi di euro stanziati dal Governo ci sembrano pochi per tutta Italia e non tengono conto della gradualità temporale dei provvedimenti stringenti, ovvero del fatto che la nostra regione è in ginocchio da quasi un mese. E nemmeno dell'incidenza dell'economia lombarda sul Pil».

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