C’è un’azienda spagnola che sta facendo i soldi con qualcosa che, fino a pochi anni fa, veniva considerato un peccato mortale della profumeria: copiare. Si chiama Divain, ha sede in Spagna, produce oltre 600 profumi «ispirati» ai grandi marchi e li vende a prezzi che fanno rabbrividire chi è abituato a spendere 250-400 euro per un flacone da 50-100 ml. Parliamo di 15-35 euro per 100 ml di eau de parfum che, in molti casi, non sfigurano accanto all’originale.
Il modello è brutale nella sua efficacia. Zero marketing da red carpet, packaging minimal, formulazioni che costano una frazione e un pubblico che ha capito una cosa semplice: non sempre serve pagare il nome per avere una fragranza che funzioni. Divain (e altri come Equivalenza, prima di lei) ha industrializzato il dupe di nicchia, quello che prima si trovava solo nei laboratori artigiani o nei mercati arabi. E sta guadagnando.
Divain non rilascia bilanci ufficiali dettagliati (è un’azienda privata spagnola), ma dal mercato online, dalle recensioni e dalle stime del settore si capisce che il modello funziona alla grande: prezzi medi: 15-35 euro per 100 ml di eau de parfum (contro i 150-400 euro degli originali).
Nel settore dei dupe/cloni, aziende simili (Dossier negli Usa, ad esempio) fatturano oltre 100 milioni di dollari l’anno. Divain, pur essendo più piccola, è uno dei leader europei ed è cresciuto esponenzialmente negli ultimi 3-4 anni grazie al passaparola sui social (TikTok e Reddit soprattutto) e al boom post-pandemia di profumi «accessibili». Il margine è altissimo: bassi costi di produzione in Spagna, packaging essenziale, zero spese di celebrità o campagne pubblicitarie milionarie. Vendono volume puro. Molti clienti comprano 3-4 bottiglie alla volta perché «tanto costano poco». Insomma, Divain non è solo un’azienda: è la dimostrazione che tanti sono stufi di pagare il lusso a prezzi da lusso.
Cosa sono davvero i dupe
Un dupe non è una contraffazione. Non è la bottiglia contraffatta di Chanel o Dior venduta al mercato. È un profumo legalmente prodotto che riprende la struttura olfattiva di un grande successo (Tom Ford, Byredo, Maison Francis Kurkdjian, Creed, etc.) e la ripropone a prezzo accessibile. Alcuni sono vicini al 90% all’originale, altri sono «ispirati» in modo più libero. La differenza la fa la qualità delle materie prime, la concentrazione e la cura nella piramide olfattiva. Perché esistono? Semplice: i profumi di nicchia e molti designer costano un’enormità rispetto al costo reale di produzione. Tra marketing, packaging di lusso, distribuzione selettiva e margini altissimi, il consumatore finale paga spesso più per il sogno che per la fragranza. I dupe colmano questo gap. E in un’epoca in cui la gente spende 8 euro per un caffè e 200 per un profumo che dura quattro ore, molti hanno iniziato a fare due conti.
Chi li fa (e chi li fa bene)
Zara: la regina dei dupe di massa. Prezzi bassissimi, rotazione continua, spesso fedeli nelle note di testa ma deboli nella persistenza. Ottimi per chi vuole annusare una tendenza senza spendere. Divain: più ambiziosi. Puntano sui grandi nomi di nicchia e designer. Alcuni cloni (soprattutto woody e oriental) sono sorprendentemente buoni e duraturi. Altri deludono. Case arabe (Lattafa, Armaf, Al Haramain, Rasasi): spesso i migliori in termini di performance. Usano materie prime di qualità superiore rispetto ai dupe europei low-cost e ottengono persistenze da urlo a prezzi ridicoli. Altri player (Dossier, Dua Fragrances, ecc.): approccio più «artigianale» al clone, con concentrazioni alte e versioni personalizzate. La qualità è un terno al lotto. Ci sono dupe eccellenti. E ce ne sono di mediocri che dopo due ore sono spariti o, peggio, hanno quell’odore «plastificato» tipico delle formulazioni economiche.
Poi ci sono storie come quella di Maurizio Scilla e Simone Conzato con il loro progetto 03Studio Lab. Loro non fanno dupe. Fanno un’acqua profumata per corpo e capelli che ha la pretesa di comportarsi come un’essenza: intensità, proiezione e durata da profumo vero, non da semplice «acqua». L’idea è ambiziosa: creare una texture leggera che però ha l’intensità, la proiezione e la persistenza di un’essenza vera. È pensato per essere versatile (corpo, capelli, ambiente) e nasce 0.3 Origine sono nati all’interno di 03 Studio Lab.
L’approccio è sensoriale e immersivo: non solo odore, ma esperienza tattile e olfattiva. È un prodotto con un posizionamento più alto rispetto ai dupe puri: non copia nessuno, crea qualcosa di originale con performance elevate, ma con qualità e personalità e performance a un prezzo che resta digeribile rispetto alla nicchia vera. «Non abbiamo mai creduto che il futuro della profumeria fosse imitare ciò che già esiste. Ogni fragranza dovrebbe avere il coraggio di raccontare una storia propria». Per questo abbiamo voluto creare una nuova esperienza olfattiva» spiegano Scilla e Conzato.
