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Moda

Dentro una boutique Gucci racconta i mondi agli antipodi

Lo stilista Demna presenta tutte le anime della Maison tra Heritage, borghesia e cultura Pop. Da Tod’s gonne allo stesso tempo svolazzanti e rigorose

Model Rosie Huntington Whiteley wears a creation part of the Gucci women's Spring-Summer 2027 collection, presented in Milan, Italy, Friday, Sept. 25, 2026. (AP Photo/Luca Bruno) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

La seconda sfilata di Demna per Gucci si svolge in un elegantissimo negozio ricostruito dentro gli spazi dell’ex Fiera Campionaria con gli ospiti seduti sui divani grigi posizionati tra vetrine, banchi di vendita, capi appesi. Tra questi spicca il cappotto ricamato a fiori sfoggiato l’altra sera da Anna Wintour alla cena d’inaugurazione ufficiale della fashion week cui ha partecipato la premier Meloni. L’osannato designer georgiano che di cognome fa Gvasalia scrive una lettera agli invitati in cui racconta che questa per lui è la prima collezione in cui riesce a rivelare la sua visione per il marchio delle due G. In effetti è tutto un po’ più chiaro rispetto alla sfilata dello scorso febbraio, un’idea abbastanza precisa di mondo e di moda. «L’idea di Gucci nasce all’Hotel Savoy di Londra, un crocevia di aristocratici, artisti, creativi: persone provenienti da mondi agli antipodi» scrive Demna. A noi sembra che questo film si svolga soprattutto per la parte femminile a Milano con una serie infinita di tic e tabù della buona borghesia meneghina magistralmente rappresentati.C’è la Kikki di Montenapo come vengono definite le ragazze di buona famiglia esili, bionde, amanti di tutti gli sport a cominciare dall’equitazione. Poi c’è la supermanager che alla sera deve mettersi in tiro e s’infila la versione femminile dello smoking.Il resto è una storia di dettagli, ma ci sono due perfette gonne scozzesi tipo kilt, di quelle che le milanesi comprano da Guenzati, lo storico negozio in via Agnello 8 di capi e accessori provenienti dalla Gran Bretagna. L’uomo è meno tipizzabile ma si passa dal ragazzone sportivo che studia alla Bocconi al maranza, dall’intellettuale con i jeans seconda pelle allo spaccone palestrato in tuta da ginnastica. Tutti indossano scarpe dalla punta lunghissima, sul modello di quelle che Walt Disney disegnava per Pippo. Oltre a Isabella Ferrari che sfila e sembra la zia zitella delle modelle, ci sono in sala 52 ospiti Vip da tutto il mondo. Davanti a loro Luca De Meo, ceo del Gruppo Kering, dichiara che sì, Gucci fabbrica un paio di sneaker in Cina perché serve una tecnologia che hanno solo lì. Da Tod’s grazie al cielo la sola cosa made in China sono alcuni dei clienti dello storico marchio marchigiano che ha fatto dell’italianità una bandiera. Stavolta il direttore creativo Matteo Tamburini ha lavorato sulle gonne a pieghe piatte e poi scucite, a tubo con un rettangolo di pelle all’altezza dei fianchi, svolazzanti ma rigorose. Bellissimo il trench in pelle traforata, una lavorazione ripresa dal celebre gommino. Da Sportmax c’è un certo non so che di nordico: un rigore che diventa stile, una semplicità molto sofisticata. Agnona è una delle più belle collezioni viste finora con lo chemisier in pizzo Sangallo di denim bianco, le tute di cashmere candido e dei caftani in seta da perdere j ,la testa. Loro Piana è un capolavoro di eleganza nelle forme e nei materiali per cui la pelle di una field Jacket è trattata con l’olio, i leggings sono in una lana merinos detta Wish e il completo giacca e pantaloni blu è in un filato di lana da 14 micron, 6 meno dei capelli di un neonato. Santoni che fa le scarpe più belle che ci siano stavolta fa anche delle borse da perdere la testa: reversibili o decorate con una cascata di papaveri intagliati a mano nella pelle. Il motivo si ritrova al posto del fiocco nelle calzature. Da Casadei, altro storico marchio della calzatura made in Italy, l’idea è una donna internazionale in vacanza a Marrakech che passa dalle ciabattine da mare in un materiale brevettato dai cinesi con fibbie di strass al tacco 10 di un sandalo pieno di pietre preziose.


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