Cinquant’anni di carriera e non sentirli. Dal 1976 al 2026, gli U2 celebrano un anniversario che sa più di futuro che di nostalgia. Il ritorno della band irlandese con il nuovo singolo “Silencio” non è infatti un semplice viaggio nei ricordi ma un nuovo capitolo, che anticipa l’uscita del loro album “Carnaval de Luz” in programma il 13 novembre a nove anni di distanza dall’ultimo progetto musicale. Mentre la Banca Centrale d’Irlanda celebra i cinquant’anni con un’edizione speciale della moneta da 2 euro, Bono e compagni affidano a un brano potente il racconto di una band che, mezzo secolo dopo l’inizio, ha ancora qualcosa da dire.
Il volantino a scuola
È tra i banchi di scuola che gli U2 hanno mosso i primi passi. Il 25 settembre 1976 un volantino affisso dal giovane Larry Mullen alla Mount Temple School a Dublino segna l’inizio della loro storia. Larry è alla ricerca di musicisti con cui formare una band e all’appello rispondono Adam Clayton, David Howell Evans (The Edge), suo fratello Dick Evans e Paul David Hewson, il futuro Bono, soprannominato Bono Vox dall’amico Fionan Hanvey. Nascono così i Feedback. Dopo mesi di prove nella cucina di Larry, nel 1977 la band si esibisce per la prima volta proprio alla Mount Temple School ma poco dopo cambia nome in The Hype e perde il chitarrista Dick Evans. Il nome definitivo – U2 – venne scelto nel 1978, ma non è chiaro se sia stato ispirato dalla sigla di un celebre aereo-spia americano o dall’omonima linea della metropolitana di Berlino. A Vox & Co. piacque molto di più l’idea che il nome della band “suonasse” in modo diverso a seconda dell’interpretazione: “you too”, ovvero “anche tu”, piuttosto che “you two” ovvero “voi due”.
“Bad” al Live Aid
Nel 1985 gli U2 riscrivono le regole dei grandi concerti, mandando all’aria la scaletta originale prevista al Live Aid e diventano l’immagine simbolo dell’iconico evento al Wembley Stadium di Londra. La band avrebbe dovuto eseguire tre brani - “Sunday Bloody Sunday”, “Bad” e “Pride (In the Name of Love)” - ma alla fine eseguì solo una versione di “Bad” lunga dodici minuti, allungata dall’inserimento di alcuni snippet: “Satellite of Love” e “Walk on the Wild Side” di Lou Reed, e “Ruby Tuesday” e “Sympathy for the Devil” dei Rolling Stones. Non un medley e neppure un mash-up, ma qualcosa di unico e destinato a entrare nella storia. Alla performance si aggiunsero ulteriori due minuti di solo musica strumentale per “coprire” Bono Vox che, nel frattempo, era sceso in mezzo al pubblico per aiutare una ragazza che stava per essere schiacciata dalla folla, salvo poi ballare con lei. Una scelta che creò qualche malumore con gli altri componenti della band.
La svolta di “Achtung Baby”
Nel 1987 l’album “The Joshua Tree” porta gli U2 al vertice delle classifiche con “With or Without You”, “Where the Streets Have No Name” e “I Still Haven’t Found What I’m Looking For”. L’album conquista anche il Grammy come Album dell’anno, il primo dei due vinti dalla band in questa categoria. Il vero colpo di genio arriva però dopo il successo planetario: invece di ripetere una formula ormai vincente, gli U2 scelgono di cambiare completamente direzione. Nel 1991 pubblicano “Achtung Baby” e abbattono artisticamente gli U2 che il pubblico aveva imparato a conoscere. Bono lo definirà “il suono di quattro uomini che abbattono The Joshua Tree”. Il suono si trasforma tra elettronica, dance, industrial, ironia e nuovi alter ego, ma anche l’estetica cambia e sul palco arrivano maxischermi, immagini satellitari e messaggi politici.
L’album “fantasma”
Nella storia degli U2 c’è un album mai pubblicato: “Songs of Ascent”. Nato come ideale seguito di “No Line on the Horizon”, il disco è stato composto dalla band nell’arco degli anni fino ad arrivare a circa venti tracce, ma il progetto non ha mai trovato la luce. Alcuni brani sono stati suonati dal vivo, altri hanno trovato una nuova forma nei successivi “Songs of Innocence” del 2014 e “Songs of Experience” del 2017. Nel 2022, intervistato dal New York Times per l’uscita della sua autobiografia “Surrender: 40 Songs, One Story”, Bono ha confermato che l’album esiste e che alcune delle canzoni sono ancora sul suo telefono, ma la mancata pubblicazione è dovuta a differenti esigenze artistiche. Oggi, e il nuovo album lo conferma, gli U2 sentivano il bisogno di tornare a fare sano rock’n’roll.
The million dollar hotel
L’incursione degli U2 nel mondo del cinema è legata al film “The Million Dollar Hotel”. Nato da un progetto di Bono, il film del 2000 è diretto da Wim Wenders e vede il cantante degli U2 coinvolto a più livelli: sceneggiatore insieme a Nicholas Klein, produttore, autore delle canzoni della colonna sonora e persino attore con un piccolo cameo. Il film non ottiene il successo sperato e divise ampiamente la critica, tanto che anche Mel Gibson, protagonista del film, lo definì terribilmente noioso ma, per riprendersi, l’attore elogiò la colonna sonora. In effetti il progetto musicale dietro la pellicola ha avuto maggiore successo e a lasciare il segno è stato soprattutto il “The Ground Beneath Her Feet”, brano degli U2 con il testo tratto dall’omonimo romanzo di Salman Rushdie, poi inserito come traccia bonus in alcune edizioni internazionali dell’album “All That You Can’t Leave Behind”.
