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Musica

È morta Dolly Parton, icona della musica country

La notizia è stata annunciata dal suo responsabile della sicurezza. Cantante, attrice e filantropa, lascia un’eredità che va ben oltre il mondo della musica

Dolly Parton annulla i concerti a Las Vegas per motivi di salute. Preoccupazione tra i fan

Per oltre sei decenni Dolly Parton ha incarnato una particolare idea di America: quella capace di trasformare povertà, fede, lavoro e ambizione in una narrazione universale.

A message from the family of Dolly Parton. pic.twitter.com/9DNRgRx0uH

— Dolly Parton (@DollyParton) August 25, 2026

La sua morte arriva dopo un periodo segnato da problemi di salute e dal lutto per il marito Carl Dean, scomparso nel marzo 2025 dopo quasi 60 anni di matrimonio. Ancora pochi giorni fa Parton aveva parlato pubblicamente delle proprie condizioni, spiegando di avere trascurato la propria salute mentre si prendeva cura del consorte.

Dal Tennessee al mondo

La sua eredità non è soltanto nelle canzoni, ma nell’aver costruito intorno alla propria figura un ponte fra country, Hollywood, cultura popolare e filantropia. Nata il 19 gennaio 1946 nel Tennessee, Parton era cresciuta in una famiglia numerosa e in condizioni economiche modeste prima di trasferirsi a Nashville dopo il diploma, nel 1964. Da lì sarebbe partita una delle carriere più longeve e trasversali della musica americana: cantante, autrice, attrice, imprenditrice e filantropa, capace di portare il country ben oltre i suoi confini tradizionali.

Dolly Rebecca Parton passa i primi anni di vita a Locust Ridge, nelle Smoky Mountains, quarta di dodici figli. La famiglia vive in condizioni economiche molto difficili e la futura star cresce in una piccola comunità rurale dove la musica occupa un posto centrale nella vita quotidiana e nella religiosità familiare. La stessa Parton avrebbe in seguito trasformato quella povertà in una delle matrici narrative più importanti della propria produzione artistica. La sua autobiografia professionalenasce proprio da quella “rags-to-rhinestones story”, dalla povertà alle luci dello spettacolo.

Il talento musicale emerge prestissimo. Parton comincia a esibirsi da bambina e a soli 13 anni arriva sul palco del Grand Ole Opry. Dopo il diploma, nel 1964, si trasferisce a Nashville, la capitale della musica country, con l’obiettivo di costruirsi una carriera professionale. Comincia a farsi conoscere soprattutto come autrice e nel 1967 entra nel programma televisivo di Porter Wagoner, una delle personalità più importanti del country americano. La collaborazione le offre una grande esposizione nazionale e contribuisce a trasformarla in una star.

Ma Parton non vuole rimanere per sempre all’interno di quel ruolo. Il rapporto professionale con Wagoner si interrompe e la cantante intraprende una carriera solista destinata a cambiare profondamente la musica country.

“Jolene”, “I Will Always Love You” e la conquista del mondo

Negli anni Settanta diventa una delle più importanti autrici e interpreti della musica americana. Scrive e registra canzoni nelle quali racconta gelosia, amore, abbandono, famiglia, povertà e desiderio con una capacità narrativa che diventa il suo marchio di fabbrica.

Nel 1973 arriva Jolene, uno dei suoi brani più celebri. Ma è soprattutto I Will Always Love You a rappresentare una svolta nella sua storia. Parton la scrive nel 1973 come canzone d’addio a Porter Wagoner e la registra nel 1974. Il brano diventa un successo country, ma la sua storia non finisce lì.

Quasi vent’anni dopo, Whitney Houston ne realizza una nuova versione per il film The Bodyguard. La reinterpretazione trasforma la composizione di Parton in un successo globale e contribuisce a far conoscere il suo nome anche a un pubblico che non aveva mai seguito il country. La capacità di Parton di muoversi fra generi diversi diventa evidente soprattutto alla fine degli anni Settanta. Here You Come Again le permette di raggiungere un pubblico pop più ampio e consolida il passaggio da star del country a celebrità nazionale.

Poi arriva Hollywood.

Da “9 to 5” a Hollywood: la trasformazione in icona pop

Nel 1980 Parton debutta nel cinema con 9 to 5, accanto a Jane Fonda e Lily Tomlin. Il film diventa un successo e la canzone omonima, scritta e interpretata da Parton, entra nell’immaginario collettivo americano. Dolly non è più soltanto una cantante country. Diventa attrice, personaggio televisivo e icona popolare.

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Arrivano successivamente The Best Little Whorehouse in Texas e, nel 1989, Steel Magnolias, pellicola che le permette di mostrare una dimensione interpretativa diversa da quella della commedia musicale. Il film, diretto da Herbert Ross e tratto dall’omonima pièce di Robert Harling, fu uno dei film che contribuì maggiormente a consacrare Julia Roberts, che per il ruolo di Shelby ricevette una candidatura all’Oscar come miglior attrice non protagonista. Dolly Parton era una delle protagoniste, nel ruolo della parrucchiera Truvy, proprietaria del salone dove si incontrano le sei donne al centro della storia.

Il suo aspetto iconico diventa parte integrante del personaggio pubblico: capelli biondissimi, abiti appariscenti, tacchi altissimi e un’estetica volutamente esagerata. Ma dietro quell’immagine costruita con grande consapevolezza c’è una donna d’affari che mantiene un controllo straordinario sulla propria carriera e soprattutto sulle proprie canzoni.

La filantropia e il rapporto con l’America popolare

La sua influenza, però, non si misura soltanto in dischi e attività commerciali. Nel 1995 Parton fonda la Dolly Parton’s Imagination Library, programma dedicato alla promozione della lettura infantile che distribuisce gratuitamente libri ai bambini. Quella iniziativa diventa progressivamente internazionale e rappresenta una delle espressioni più durature del suo impegno filantropico.

Durante la pandemia di Covid-19, Parton dona un milione di dollari alla ricerca del Vanderbilt University Medical Center. Il suo nome verrà associato al finanziamento della ricerca che contribuirà allo sviluppo del vaccino Moderna.

Parton non si limita infatti alla musica e al cinema. Nel Tennessee crea Dollywood, il grande parco tematico che porta il suo nome e che diventa una delle principali attrazioni della regione delle Great Smoky Mountains. È una scelta dal forte valore simbolico: la donna partita dalla povertà delle montagne torna nel territorio delle proprie origini e costruisce proprio lì una delle sue attività imprenditoriali più importanti.

Nel frattempo la sua attività musicale continua. Anche dopo decenni di carriera Parton non smette di sperimentare. Nel 2023 pubblica Rockstar, il suo primo grande progetto esplicitamente dedicato al rock, coinvolgendo numerosi artisti e dimostrando ancora una volta di non voler essere confinata all’etichetta country.

“Sono la piccola locomotiva che ce l’ha fatta”, diceva di se stessa. Niente di più americano.

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